Non molto tempo fa sono andato ad un concerto, un concerto che mi ha lasciato senza parole, per le emozioni che mi ha provocato, un concerto ben fatto: sono stato al concerto di Jovanotti. Che dire: non credo che ci sia una persona che possa dire di non conoscere una canzone del buon Lorenzo, ma questo lo si potrebbe dire di altri cantanti. Il mio non vuole essere un incensare una persona che credo abbia qualcosa di straordinario, ma niente che non possiamo avere anche noi. Ho potuto osservare una carica incredibile, o meglio un modo di esprimere la propria carica particolare, appunto straordinario. Una carica che coinvolge tutto l’ambiente circostante e proprio qui sta la cosa che non ti aspetti: la compresenza di fasce d’età per nulla simili, un crogiolo eterogeneo di persone che provano emozioni, in maniera diversa, facendo riferimento ad esperienze diverse. Era la prima volta che vedevo dei bambini ad un concerto, dei bambini seduti sulle ginocchia di persone non più giovanissime. E all’interno dello stesso mondo giovanile c’erano adolescenti e giovani adulti, lontani mille miglia anche nel modo di approcciarsi al concerto: i primi, goliardici, leggermente insofferenti; i secondi, composti, sereni.
Dato il giusto spazio alla cornice, mi sembra anche giusto parlare dell’ottima musica ascoltata, della scenografia curata nei singoli particolari, di un concerto quasi suddiviso in momenti: uno decisamente ritmico, fatto di danze sfrenate, un secondo riflessivo e ricco di denunce, certamente condivisibili, ed un terzo romantico, strettamente legato al cuore. Io credo che non sia una cosa da poco mettere d’accordo generazioni che hanno poco o quasi nulla in comune, specie in un tempo in cui lo scarto generazionale si è accorciato di molto. Ormai anche a distanza di pochi anni ci si ritrova in mondi e mentalità separati, se non contrapposti. Questo un po’ mi rasserena, perché vuol dire che si può ancora parlare alla comunità intera e non solo settare i propri linguaggi per determinati destinatari.
La comunicazione della pubblicità spesso si rivolge ai “motori” del mercato, agli adolescenti e ai giovani, lasciando gli adulti quasi sbigottiti di fronte ad uno spot che loro non hanno capito e che ha suscitato il sorriso dei figli che siedono alla stessa tavola. La politica è “un affare da grandi”, lo stile è giovane, l’arte suona un po’ adulto.. la musica.. beh la musica è di tutti, ma è diversa per tutti. L’album di Jovanotti si intitola “Buon Sangue” e credo che questo spirito si sia avvertito nelle sue canzoni, così come nel suo concerto.
La forza della sincerità, la capacità di mettersi in gioco, anche con le sue delusioni da quarantenne, hanno parlato schietto, senza mezzi termini o perifrasi troppo architettate. Hanno dato qualcosa a tutti coloro che hanno avuto piacere nell’ascoltarlo. Mi è venuto in mente Qualcuno che dall’inizio della storia, dice, ogni giorno, qualcosa di diverso a ciascuno di noi.. Il problema è che spesso siamo “affetti” da interferenze, siamo distratti, se non del tutto sconnessi. Il bello è che è da sempre pronto a proporci nuovi temi, nuove melodie, nuove parole tutte sempre nello spirito del “Buon Sangue”, quello che, per dirla come Jovanotti, non mente.









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