Una precisazione: i fatti di cronaca recenti sono slegati dal concepimento di quest’articolo, nato invece dall’ascolto dell’ultima fatica dei Baustelle, “Amen”: rappresentano comunque un additivo da tenere in considerazione.
Un dramma che viene ricordato con angoscia da chiunque allora l’abbia vissuto. I Baustelle dedicano ad Alfredino una toccante filastrocca in piano, nella quale la vicenda del bambino non viene rappresentata come un dramma, ma come una trama del destino che ha portato del positivo nel cuore del persone, ricordando a tutti, nessuno escluso, quanto è prezioso il bene della vita e quanto è doloro quando esso viene strappato a chiunque senza apparente motivo.
Un agnello sacrificale che commuove quanto tenta una preghiera, ma nell’agitazione del momento non riesce a comporre le parole: Dormo oppure sto sognando perché parlo ma la voce non è mia/Dico: “Ave Maria che bimbo stupido piena di grazie mamma/ Padre Nostro con la terra in bocca io non respiro la tua volontà/ Sia fatta non ricordo bene ho paura sei nei cieli”.
L’interpretazione dei Baustelle, che all’epoca dei fatti erano coetanei di Alfredino, è decisamente ardita, ma non si può negare che quel giorno ha segnato un’intera generazione. Ancora oggi, un pozzo sale alla ribalta nei TG: molte cose sono cambiate, non ci si fa più scrupoli di trasmettere la morte in diretta, ma ancora una volta la voragine attira le nostre menti.
Come se il pozzo fosse un buco nero, che riesce a inghiottire tutta la nostra luce ed a lasciare solo il nero cupo dei nostri incubi.








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