Con l’insediarsi del tribunale ecclesiastico presieduto dal postulatore Mons. Agostino Superbo il 30 Aprile scorso, ha avuto inizio la prima sessione pubblica del processo di beatificazione del Servo di Dio Don Tonino Bello.
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La “chiesa del grembiule” muove così i primi passi verso gli onori degli altari a testa bassa con l’umiltà che l’ha sempre caratterizzata. Non è banale dire che per gli sfrattati a cui ha offerto dimora, per gli operai in difficoltà a cui ha dato voce, per quei figli schiavi della droga a cui ha mostrato che avevano un’altra possibilità, per i giovani ai quali ha saputo comunicare scuotendone le coscienze assopite da una società troppo spesso quiescente, Don Tonino è già un santo. Egli ha rappresentato il volto tangibile della santità, quella santità fatta di gesti concreti che ti cammina accanto e ti costringe a seguirla; quella santità che non si chiude nell’ascetismo e nelle parole complicate, ma scende nel mondo a sporcarsi le mani e “l’unico paramento sacerdotale registrato nel Vangelo”: il grembiule con cui Gesù cinge i fianchi dei suoi perché lo indossino non solo il giovedì santo ma quotidianamente nel mondo. In un momento difficile come quello che |









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