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Diario di una piccola ma grande mamma
Scritto da silvia ayroldi   
Sabato 29 Maggio 2010 11:36
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Caro diario,

avevo 17 anni quando ti ho scritto per l’ultima volta. Sono passati ormai più di quattro anni da allora, quando,  per mancanza di coraggio, e poi di tempo ti ho accantonato nel fondo del cassetto.

Ti starai chiedendo perché parlo di coraggio..beh perché non so se ricordi la mia ultima confidenza..ti raccontavo che ero preoccupata, perché cercavo di convincermi che forse quel ritardo del ciclo era dovuto a qualche altro problema, che so, una cisti ovarica o un cambio ormonale, ma dentro di me sapevo che poteva essere altro. E così quando ho scoperto la verità non sono riuscita a scriverlo nemmeno in confidenza a te, ma ora posso gridarlo a gran voce: aspettavo un bambino! Ho temporeggiato prima di fare il test e per vari motivi fino al terzo mese sono stata convinta che fosse tornato tutto a posto; nel mio fisico non notavo cambiamenti.. Al quarto mese io e il mio ragazzo abbiamo deciso di fare il test e così, dopo quei tre minuti infiniti, abbiamo guardato quella lineetta che ci ha cambiato la vita. Il test era positivo. In quel momento nella mia mente era buio totale, il mio cervello si era staccato. Il primo pensiero quando sono tornata in me è stato come dirlo ai miei genitori. Nel frattempo io e il mio ragazzo ci siamo ripromessi che avremmo affrontato la situazione insieme, più uniti che mai. Nei giorni seguenti abbiamo dovuto dirlo ai nostri genitori e pian piano a tutte le persone care. Nonostante un primo periodo difficile, mia madre mi ha accompagnata a fare la prima ecografia che è stata la mia più grande emozione..quel battito di cuore oltre al mio, quelle manine e quel viso, sapevo che erano frutto di un “errore”, come alcuni preferiscono chiamarlo, ma un “errore” generato da un grande amore che prendeva vita come il germoglio di un fiore nel mio ventre.

A volte mi ritengo fortunata ad averlo scoperto dopo i tre mesi, perché nessun dottore ha potuto pormi la fatidica domanda se tenere o meno il bambino; anche se sapevo che lo avrei tenuto comunque. Grazie a quella splendida creatura che mi dava una forza mai provata prima ho trovato il coraggio di superare tutte le paure, dalle più infantili come quella degli aghi, alle più pesanti come la cattiveria della gente o la paura del futuro. Io, il mio ragazzo e il mio bambino, come tutte le famiglie, eravamo insieme in quell’ospedale quando è nato, al mio compleanno di 18 anni, e il giorno del mio diploma, insomma in tutte le tappe della vita anno dopo anno, sempre uniti. Ovviamente accanto a noi ci sono stati gli amici, a sostenerci nei momenti di difficoltà, ma prima di tutto è stato indispensabile l’aiuto materiale ma soprattutto morale delle nostre famiglie. Per questioni economiche non ci siamo potuti sposare e comprare una casa, così io e il bambino siamo rimasti a vivere con i miei genitori, e questo ha avuto i suoi pro e i suoi contra come in tutte le cose.

Come puoi ben vedere la mia vita è cambiata radicalmente; ho dovuto fare sacrifici, sono dovuta crescere un po’ più in fretta degli altri ragazzi e mi sono dovuta rimboccare le maniche e lavorare appena ho potuto perché la mia priorità è diventata sposarmi ed avere una casa per garantire a mio figlio la stabilità di cui necessita. Ma, tutto questo non l’ho mai visto come una rinuncia bensì come una gioia, perché so di farlo per quella creatura nata da un amore incondizionato che la natura sigilla con la maternità.

Come puoi vedere, caro diario, oggi ho la consapevolezza che un regalo così grande come un figlio non è una cosa da tenere nascosta come ho fatto all’inizio con te o da gettare via con un intervento o una pillola, ma è un dono, il dono forse più bello al mondo.

Adesso scusa, ti devo lasciare perché devo ascoltare mio figlio recitare la poesia che ha imparato solo per me, per la festa della mamma.

 

 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Settembre 2010 23:30
 

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