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La goccia che ha fatto traboccare il vaso del mio pensiero è stata la conclusione di tutta la pubblicità: “perché c’è un’app praticamente per tutto!” Sono d’accordo con coloro che si attendono la solita morale sul mezzo che diventa fine. La solita diatriba sulla tecnologia che acquisisce la sua autonomia, che diventa scopo per l’uomo, utilizzatore finale almeno per definizione, talvolta di fatto utilizzato. Una riflessione per molti scontata, ma non credo fuori luogo se solo si pensa ai rischi a cui tutto questo potrebbe portare. Ai più concreti, quelli che di solito chiedevano ai docenti “faccia un esempio”, basterà pensare al pozzo di petrolio impazzito che tiene (almeno nel momento in cui si scrive) sotto scacco compagnie petrolifere, superpotenze politiche, ingegneri di tutto il mondo con buona pace del mare, della sua fauna e quant’altro. Chiudo la digressione deviando l’attenzione su quella che oserei definire l’assoluta necessità che si ha di un prodotto, di un’applicazione, di un servizio. Ècome se d’un tratto non si possa fare a meno di quel servizio per sentirsi soddisfatti o addirittura felici. Non credo si debba essere esperti di marketing per comprendere quale sia la psicologia di fondo che tali slogan pubblicitari nascondono: creare un bisogno da soddisfare, far diventare fondamentale e necessaria una cosa superflua, magari presentando il tutto come la chiave d’accesso ad uno status assolutamente invidiabile, una condizione appropriata! In tutto questo l’uomo ci fa una magra figura. A tal proposito basti pensare al fatto che colui che crea diventa schiavo di ciò che ha creato, colui che dovrebbe realizzare qualcosa per “migliorare” la vita, di fatto si sofferma non su ciò che ha ottenuto, ma su come potrebbe ottenerlo in una sorta di feticismo dei mezzi, di relativismo strumentale. Concludo questa mia breve riflessione pensando alla nostra condizione di cristiani spesso imbrigliati nella copernicana rivoluzione del marchio che diventa prodotto. Penso a quel Gesù che ebbe modo di freddare il giovane ricco appellandosi ai suoi possedimenti. Sarebbe bello se oggi si rivolgesse a noi e, con fare provocatorio, ci dicesse: “Seguimi… in me c’è un’app praticamente per tutto!”. |








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