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Home Libri La cacciata di Cristo Mt 13,24-30
La cacciata di Cristo Mt 13,24-30
Scritto da Enzo   
Venerdì 06 Ottobre 2006 00:00
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Edito da Rizzoli e redatto da Rosa Alberoni, La cacciata di Cristo è disponibile al pubblico dal mese scorso. L’autrice in modo originale e conciso affronta un tema molto attuale all’interno del mondo contemporaneo quale l’esigenza del sacro, ovvero la necessità e la validità di credere, quindi avere fede, nella società odierna. Ripercorrendo e analizzando sul palcoscenico della storia europea le ideologie caratterizzanti gli eventi salienti, dal seicento ad oggi, individua i fattori che hanno espulso Cristo e i valori che da sempre sono del Cristianesimo. Il taglio del saggio, talvolta storico, talvolta filosofico, risulta discorsivo ed accessibile conducendo per mano il lettore a comprendere il paradigma, ovvero il modello, dello scenario attuale pervaso inconsapevolmente da una mentalità filoscientista e da un laicismo tendenzialmente ateo, evidente conseguenza di una società ormai smarrita, confusa e dispersa a causa della perdita dei valori cristiani (la cacciata di Cristo per l’appunto), che da sempre nel contesto europeo hanno costituito la bussola d’orientamento dell’umanità, pur se talvolta con qualche incoerenza e contraddizione.

Fu Cartesio che per primo ridusse Dio ad un idea, un semplice pensiero dell’uomo e quindi facilmente discutibile anzi eliminabile. L’illuminismo quindi, rifacendosi alla tesi di Cartesio,  ed esaltando la Dea Ragione sostiene che se Dio è un pensiero umano la Chiesa è solo un semplice stato. Fu  Rousseau a profetizzare la possibilità di realizzare un paradiso già in terra se tutti gli uomini avessero accettato di sottomettere ogni loro diritto e libertà ad una Volontà generale ovvero stipulando un contratto sociale con un sovrano assoluto capace di esercitare ogni potere. Rousseau non solo assume una visione negativa del progresso perché pensa che l’età più bella è quella antica, ma la sua teoria del contratto sociale spiana la strada alla formazione ideologica dei primi totalitarismi.

Il comunismo e il nazismo, che per certi aspetti ne è la copia, riprendono in maniera distorta alcuni elementi evangelici e su questi costruiscono il loro governo che si impone in modo assoluto.  Infatti, Marx afferma che realizzato il comunismo si conseguirà l’uguaglianza sociale, il paradiso in terra. Rivolge dunque la sua rivoluzione ai proletari proprio perché assicura loro che da ultimi diverranno primi nel paradiso comunista. La loro condizione attuale è causa del peccato originale denominato proprietà privata che è la causa della disuguaglianza sociale. La Borghesia assume quindi la funzione del male da estirpare e combattere. I  proletari divengono il popolo eletto, a guida del corso della storia, contro la borghesia.

Dunque, non è più necessario credere, la religione diventa l’oppio dei popoli, la famiglia invece il luogo dove si crea la reciproca dipendenza, la disuguaglianza e si apprende la coscienza morale e la religione. Questi totalitarismi denunciano i principi della fede e della religione cattolica, ma sostanzialmente abusano di questi per costituirsi. Il nazismo identifica non i germani, ma gli ariani come popolo eletto poiché,come sosterrà poi Hitler, Gesù non era ebreo ma ariano. Il concetto di male è personificato in tre componenti: ebrei, comunismo e cristianesimo tutti avversari del nazismo. Il peccato originale è interpretato come il peccato di sangue ovvero l’unione promiscua tra razze diverse che indeboliscono la pura razza ariana.

Ovviamente nessuna fede è lecita se non quella costituita dai dogmi della croce uncinata. Infine, lo scientismo, consapevole delle capacità cognitive umane, pretende per lo scienziato assoluta libertà d’indagine, estranea e distante da ogni legge morale, certo che in un futuro sarà capace di comprendere e spiegare qualsiasi tipo di fenomeno si verifica nella realtà fisica, compresi i miracoli. Per godere di tale indipendenza assicura ai suoi “fedeli” la sconfitta della morte, il controllo totale delle leggi fisiche, la sconfitta di ogni genere di malattia e sofferenza. In questo modo non è più necessario credere in un Dio più grande dell’uomo perché se l’uomo nel futuro conoscerà ogni cosa potrà agire sulla terra proprio come Dio.

Il Riferimento al brano evangelico di Matteo è proprio l’esortazione finale dell’autrice, un appello ai cristiani di tutto il mondo affinché alzino la voce, smascherino le falsificazioni storiche e riaffermino con determinazione i propri valori, il proprio credo perché per quanto l’uomo cerchi di eliminare Dio dal pensiero contemporaneo non può sicuramente eliminarlo dal Suo creato, lui che ne è creatura. “… È importante dunque che i seminatori si rialzino e riprendano a spargere il buon grano e di notte altri vigilino affinché non vengano i maligni a spargere zizzania nello stesso campo.”

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Ottobre 2009 10:33
 

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