Fama. Denaro. Potere. Questi i “valori” posti sotto la lente d’ingrandimento da Paulo Coelho, uno degli autori più importanti della letteratura mondiale, nel suo ultimo capolavoro “Il vincitore è solo”. Chi, come me, non è nuovo alle opere di Coelho, potrebbe trovare questo romanzo diverso dai precedenti, un vero e proprio thriller,
se non fosse che lo stesso autore, quasi prevedendo e anticipando i pensieri dei suoi lettori, ci tenga a precisare, sin dalle prime pagine, che “questo libro non è un thriller, bensì un affresco desolante della nostra situazione attuale”.
Protagonista del romanzo è Igor Malev, un ricco uomo d’affari russo, ossessionato da due pensieri: il successo e l’ex moglie Ewa che lo ha lasciato per un giovane stilista di fama internazionale. Fin qui non ci sarebbe nulla di sorprendente se non fosse che l’uomo ha promesso a se stesso di fare l’impossibile per riconquistare la sua amata, persino uccidere chiunque si fosse interposto fra loro. Questa è la missione che Igor, nel giro di 24 ore, cercherà di portare a termine in una cornice particolare, quella del Festival di Cannes. Nell’immaginario collettivo, il Festival di Cannes è sinonimo di lusso, glamuor, eccessi, celebrità, denaro e potere.
È l’emblema di un mondo dorato, perfetto e irraggiungibile, quale quello del cinema e della moda. Quanti di noi, dopo una lunga ed estenuante giornata di lavoro o dopo le mille delusioni e sconfitte di un esame andato male o di una giornata storta, non si sono ritrovati, magari davanti alla tv, ad ammirare o invidiare, seppur per un nanosecondo, tutte quelle celebrità la cui vita sembra così perfetta, facile, soddisfacente ma soprattutto felice? Quanti di noi, non hanno desiderato, almeno una volta, vivere da vip senza la preoccupazione di dover lavorare duramente per arrivare a fine mese o di dover studiare, con tutti i sacrifici connessi, per poter costruire un futuro dignitoso e migliore? Io ammetto di averlo fatto. Almeno fino ad oggi. Fino a quando, sfogliando le pagine di questo romanzo, non abbia realmente compreso quali e quante trappole si celino dietro il miraggio del successo e della fama.
Coelho, attraverso una serie di personaggi, le cui vite si intrecciano drammaticamente con quella del protagonista/assassino, svela luci e ombre di questo universo incantato, popolato da individui profondamente e disperatamente infelici. Ragazzi e ragazze, uomini e donne che, all’apparenza, per il mondo intero, hanno vinto perché hanno conquistato fama, denaro e potere ma che, nell’animo, hanno perso tutto: dignità, rispetto, serenità e felicità perché schiavi delle loro stesse scelte, del mondo che si sono costruiti sulla base di umiliazioni, compromessi e bugie.
D’altra parte il successo, il potere vizia e, insieme, schiavizza. Quando li si ottiene si agisce solo per mantenerli, quale fosse l’unica ragione di vita. Ma a quale prezzo? Quello della propria felicità e dignità. No, grazie! Prendendo in prestito le parole di una nota pubblicità, oserei dire: Toglietemi tutto ma non la mia felicità!. In definitiva, questo avvincente romanzo ci invita a riflettere sul fatto che il lusso, il successo, il potere siano mete sicuramente affascinanti ma profondamente effimere. E la vittoria, a qualsiasi costo, ha sempre un gusto dolce e amaro, infatti, come rivela Coelho, alla fine, il vincitore è solo.










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