“I'll trade all my tomorrows for a single yesterday”: cambierei tutti i miei domani per un solo ieri, canta Janis Joplin. “Il tempo che vorrei” si coniuga al passato. Un tempo che scorra all’ indietro, ci riporti le occasioni perdute, le parole non dette, le giornate bruciate a pensare che per amare chi abbiamo accanto c’è sempre tempo. Lorenzo vorrebbe quel tempo che possa ridargli il padre che non ha mai avuto perché troppo impegnato ad arrancare, a salvare la famiglia dai debiti, con un lavoro precario che non decollava.
Lorenzo non sa amare, o meglio proprio come suo padre, non sa dimostrarlo. La vita gli scorre tra le dita e non riesce ad afferrarla. Così scorrono anche le pagine di questo libro dove l’azione non decolla, solo i pensieri si susseguono rapidi, come i ricordi di un tempo andato e perduto. Lorenzo vuole riconquistare la donna che ha perso perché non voleva darle un figlio, perché prima di essere padri bisogna essere figli e lui figlio non lo era mai stato.
Lorenzo ritroverà suo padre solo perché una feroce malattia minaccia di portarglielo via. Per sempre. Lorenzo pensava di avere tutto il tempo del mondo ma del mondo si è perso quasi tutto, paralizzato dal pensiero che in fondo poteva vivere domani quello che non aveva voluto vivere oggi. Lorenzo e il suo tempo sono i protagonisti di questo nuovo romanzo in cui Fabio Volo racconta la storia di chi rimanda i cambiamenti, di chi non vive il presente perché finge di guardare al futuro quando è prigioniero del suo passato. Un passato che non torna. Il tempo non aspetta che noi impariamo a prenderlo.






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