Vi è mai capitato, nel discorrere con un vostro compagno, di parlare di idolatria ed ateismo? Tra i giovani è un tema sicuramente dibattuto. Nel mio caso, un presunto ateismo si è rivelato un’idolatria nei confronti della musica e del grande compositore Mozart. Dopo pochi giorni, inoltre, mi ritrovo a leggere il libro di William Golding “Il signore delle mosche” e allora penso che sia opportuno riflettere su questo tema. L’uomo, sin dall’antichità, ha cercato in un’esistenza divina la risposta ai quesiti sulla propria esistenza.
È questo uno dei tanti motivi che ha comportato la nascita delle prime forme di culto. Ma spostandoci ai nostri giorni e facendo riferimento alla nostra religione, nel momento in cui non si crede più e si diventa atei, in realtà ciò non accade, proprio per il motivo su citato. E allora è spiegato perché un gruppo di ragazzi, naufragati su un’isola, dopo aver sentito la necessità di costruire una piccola società attraverso l’emanazione di leggi e la naturale realizzazione di una gerarchia, hanno elevato a simulacro la testa di un cinghiale, venerandolo come “il signore delle mosche”.
L’autore ha ricostruito, in questo modo, come si è evoluta la storia dei popoli. Ma, a mio parere, l’idolatria si rivela molto più pericolosa dell’ateismo, tanto da poter abbattere l’ateismo stesso. L’ateismo ha fatto parte della storia degli ultimi tre secoli e forse più, ed è nato con la convinzione che l'uomo “sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia” (Gaudium et spes, 20). Nel nostro presente non si è estinto e si è rinnovato esaltando la liberazione dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale “si pretende che la religione sia di ostacolo, per natura sua, in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura e fallace, lo distoglierebbe dall’edificazione della città terrena. Spesso l'ateismo si fonda su una falsa concezione dell'autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni dipendenza nei confronti di Dio” (Ibidem).
L’idolatria, invece rappresenta la condizione di coloro che innalzano a simulacri o idoli degli oggetti. Un idolo che assilla l’umanità dei nostri tempi è senza dubbio il denaro, che sarebbe in grado di far dimenticare la vita spirituale e sentimentale degli uomini e di schiacciare anche l’interesse per l’ateismo. Il confronto tra idolatria e ateismo rivela la profondità con cui l’idolatria si insidia nella vita dell’uomo, molto più dell’ateismo che soccombe all’atto dell’idolatrare un interesse, anche culturale, del singolo individuo(come può essere l’interesse per la musica). “Essere “atei” significa non conoscere la vera natura della realtà creata, ma assolutizzarla e, per ciò stesso, “idolatrarla”, invece di considerarla orma del Creatore e via che conduce a lui” (Giovanni Paolo II).






.jpg)




Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita