Renèe è la portinaia di un ricco palazzo in uno dei quartieri più in vista di Parigi; Paloma la tipica adolescente insoddisfatta dell’alta borghesia con una madre in analisi, un padre assente e una sorella sempre impeccabilmente alla moda. Ma dietro le apparenze rassicuranti di due persone che appaiono esattamente ciò che ognuno si aspetta siano una portinaia e una tredicenne, si nasconde ben altro. Nessuno infatti sa che Renèe è una raffinata autodidatta appassionata di letteratura, arte e cultura giapponese.
Nessuno lo sa perché lei, Renèe, si è cucita da sempre addosso lo stereotipo della brava portinaia ignorante e teledipendente e ha passato la vita a recitare una parte, a rivestire convenzionalmente un ruolo che non le appartiene.
Lo fa per scelta, per proteggersi, e per proteggere chi conosce l’altro unicamente nella misura in cui questi soddisfa le proprie aspettative. Una portinaia è solo una portinaia. Deve essere grassa e ottusa. E Renèe continua a recitare esattamente il ruolo che la società le ha affibbiato per far proseguire la vita nel gretto condominio francese come si conviene. Tipico palazzo lussuoso con tipica portinaia scorbutica. E tutti sono più tranquilli perché tutto è come deve, non importa a nessuno se l’essere è schiacciato dall’apparire. E Paloma? Paloma sta progettando il suicidio perché stanca di fare ciò che Renèe fa da una vita: recitare. E siccome c’è già chi ha preparato per lei una strada che non le appartiene, decide di lasciare il segno dandosi fuoco nel suo appartamento il giorno del suo tredicesimo compleanno, pensando così di vincere quel mondo che cerca di plasmarla contro la sua volontà. Fino a quel momento anche lei continuerà ad essere per tutti la tipica ragazzina imbevuta di sottocultura adolescenziale.
Sarà l’arrivo di un ricco signore giapponese, monsieur Ozu, a smascherare Renèe e il suo segreto, a far incrociare questi due sguardi disillusi, diversi, ma capaci entrambi di guardare la realtà con lucido distacco. “L’eleganza del riccio” è stato il caso letterario francese nel 2007: un’occasione per riflettere su come spesso non siamo capaci di incontrare davvero chi ci sta accanto perché è difficile andare oltre ciò che questi sembra. O meglio, deve sembrare per rispondere alle nostre aspettative, per incarnare il ruolo attribuitogli in questo sistema società in cui tutto funziona se ognuno recita la sua parte. E allora l’altro chi è? Ciò che noi ci aspettiamo di vedere, quindi uno specchio di noi stessi.








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