Siamo in Europa e pochi, di certo non i più giovani, sanno cosa sia l’Unione Europea, quanti anni ha, come funziona. Abbiamo pensato di conoscere l’Unione Europea, la sua storia e i suoi organi, attraverso questa rubrica che ci accompagnerà alle elezioni del prossimo 13 giugno.
Alla fine del secondo conflitto mondiale tutti gli stati europei sono in ginocchio. Tale situazione con l’inizio della guerra fredda la necessità di gestire al meglio gli aiuti previsti dal Piano Marshall, dà un notevole impulso per la creazione di istituzioni europee sovranazionali che possano coordinare ed armonizzare le economie dei paesi che accettano aiuti americani.
La prima idea viene dal francese J.Monnet che propone la creazione di un organo sovranazionale, indipendente dai governi nazionali, che controlli ed armonizzi la produzione del carbone e dell’acciaio. Il progetto trova il favore dell’Italia, dei paesi del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo) e, pensate un po’, della Germania un tempo acerrimo nemico della Francia. Il 1951 nasce a Parigi la CECA (Comunità del carbone e dell’acciaio) una organizzazione che instaurava un mercato comune tra i sei paesi, ispirato al principio della libera cicolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali poi sancito con gli Accordi di Schengen del 1985. Mentre il mondo resta col fiato sospeso per l’inizio della guerra fredda, all’interno della Ceca si pone il problema del riarmo della Germania occidentale necessario a fronteggiare le mire espansioniste dell’Urss. Ancora i francesi tentano una soluzione proponendo la nascita della Ced (comunità europea di difesa) e di un esercito integrato sotto un comando unico per evitare un riarmo tedesco incontrollato. Nel 1953, però, la morte di Stalin e l’attenuarsi della tensione tra il blocco sovietico e americano fanno cambiare idea sulla Ced alla stessa Francia che non ratifica il trattato e lo rende vano. È questa la storia del fallimento di un tentativo di integrazione politica che, negli anni successivi indirizzerà l’integrazione europea soprattutto sul piano economico come dimostrano la nascita, con il Trattato di Roma del ’57, della Comunità economica europea (Cee) e la Comunità per l’energia nucleare (Euratom).
Negli anni ’60 la neonata Cee conosce una fase di stallo a causa dell’atteggiamento del generale de Gaulle, ora a capo della Francia, che pretende per la sua nazione un ruolo guida per l’Europa comunitaria opponendosi all’ingresso della Gran Bretagna nella comunità e al finanziamento degli organi comunitari. Gli anni ’70 sono segnati, oltre che da due pesanti crisi energetiche, dall’ingresso nella Comunità di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca (1973) e dalle prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo. Nonostante le crisi economiche interne agli stati nazionali, negli anni ’80 l’integrazione economica procede spedita attraversando tappe importanti come la firma dell’Atto unico europeo che fa emergere la necessità di istituzioni economiche e finanziarie comuni che accompagnino le convergenze delle economie nazionali. In questo contesto matura il progetto dell’Unione economica e monetaria che ha come obiettivo la liberalizzazione dei capitali e un coordinamento delle politiche economiche, la creazione di un Istituto monetario europeo e ancora la creazione di una moneta unica (l’euro).
In questo processo si inserisce il Trattato di Maastricht (7 febbraio ’92) che segna la nascita dell’attuale Unione Europea basata sulle comunità già esistenti e su due nuovi pilastri: la politica estera (Pesc) e la cooperazione in materia di giustizia e affari interni (Gai). A Maastricht, inoltre, si fissano i parametri per essere ammessi alla fase ultima della creazione della moneta unica. Gli anni ’90 in diversi paesi europei si affermano governi di centro sinistra e questo spinge ad una maggiore attenzione dell’Europa alle questioni sociali. Il resto è storia dei nostri giorni.
Il nuovo secolo si è aperto con un grande passo in avanti per quanto riguarda l’integrazione economica con l’entrata in vigore dell’euro(1º gennaio 2002), ma dal punto di vista politico il fallimento della recente Conferenza Intergovernativa ha rimesso in discussione la firma della bozza della Costituzione europea. Si tratta di un notevole passo indietro e una grave frattura tra i paesi europei che col tempo si potrà rimarginare con un lavoro unanime e senza cancellare quanto fatto fino ad ora.











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