Una domanda sembra oggi turbare gli ambienti europei: dove va l’Europa, che fine farà questa Costituzione? Diceva uno dei padri fondatori, Robert Shuman, che il volto futuro dell’Europa non sarebbe stato tanto il frutto dei suoi svariati progetti quanto piuttosto la risultante delle sue molte e inevitabili crisi. Non c’è alcun dubbio che la crisi aperta dal voto francese e olandese che boccia il Trattato costituzionale europeo sia una delle più gravi, nei quasi cinquant’anni di vita dell’Unione Europea, ma dove ci porterà?
Uno dei tratti più curiosi della campagna referendaria per il “NON” in Francia e di quella che va preparandosi in Gran Bretagna anche qui in favore del “NO” è dato dalla definizione che i sostenitori dei due NO hanno dato alla costituzione. Se i francesi l’hanno bocciata perché considerata troppo liberale e poco sociale, gli inglesi la boccerebbero denunciandone il carattere troppo poco anglosassone, ovvero poco propensa al libero mercato e a sostenere la crescita di sistemi economici liberisti. Chi avrà ragione? Paradossalmente entrambi visto che il limite del progetto Costituzionale è quello di aver voluto tirare la coperta corta del progetto europeo cercando di comprendere entrambe le visioni, ma senza in realtà soddisfare né l’una, né l’altra parte. Siamo al bivio. È ragionevole pensare che, dopo il voto di Francia e Olanda questo progetto di Costituzione non vedrà mai la luce, e se quel tentativo di sintesi delle diverse visioni dell’Europa ha fallito, e si trattava del miglior compromesso possibile, la soluzione non può essere quella di negoziare una nuova Costituzione che abbracci le due filosofie.
Toccherà decidere se adeguarsi al modello liberista americano ormai dominante, o elevare l’Unione a Modello sociale, la cosiddetta “Scandinavia del mondo”, prendendo atto che l’Europa è ormai cresciuta troppo per concedersi il lusso di non decidere che cosa farà da grande. Una sola cosa è certa: il no della Francia cambierà il volto dell’Europa. Ma non può cancellarne la realtà, la totale interdipendenza economica dei Paesi che ne fanno parte, l’esistenza di una moneta unica (in barba ai leghisti), la crescente identità culturale, le politiche comuni, la penosa inadeguatezza dei piccoli stati-nazione a fronteggiare da soli la competizione economica e politica mondiale e globalizzata. In bocca al lupo Europa!










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