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Mal d'Europa
Scritto da gian paolo de pinto   
Domenica 19 Giugno 2005 00:00
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L’hanno fatta davvero grossa i francesi. Era nell’aria, si percepiva una sempre maggiore sfiducia dei cugini d’oltralpe nei confronti della neonata Costituzione Europea firmata solennemente dai venticinque Capi di Stato e di governo appena sette mesi fa nella sala del Campidoglio a Roma con la certezza di aver dato una svolta storica al cammino dell’Unione Europea. Il risultato del referendum del 29 maggio, però, è stato inesorabile: il 55% dei francesi ha bocciato la Costituzione, affluenza record (più del 70%). Dato che non è rimasto isolato visto che solo tre giorni dopo il 60% degli olandesi riduceva il malloppo del Trattato Costituzionale a carta straccia. Sicuramente il voto della Francia è quello che avrà maggiori ripercussioni sull’Unione, non a caso è cominciata la caccia al colpevole di tale disfatta nei palazzi di Parigi e di Bruxelles. Principale indiziato il Presidente Chirac che fortemente aveva voluto il referendum in previsione di un plebiscito che gli consentisse di arrivare ancora potente alla fine del suo mandato. Prigioniero del suo narcisismo. Colpevoli sono anche i sostenitori del “NON” che hanno utilizzato il referendum sulla Costituzione per bocciare il governo di Chirac e Raffarin. Ne sono testimonianza le manifestazioni pre e post votazione in cui dominava lo slogan “NON à la Constitution, au governement, à Chirac”. Non era pensabile di far votare alla gente un testo tanto complicato senza avervi messo dentro il naso, senza avere la capacità giuridica di giudizio. La discussione dei trattati deve essere riservata alla rappresentanza nazionale dei parlamentari e degli esperti che, tra l’altro, sono pagati per fare le leggi.

Una domanda sembra oggi turbare gli ambienti europei: dove va l’Europa, che fine farà questa Costituzione? Diceva uno dei padri fondatori, Robert Shuman, che il volto futuro dell’Europa non sarebbe stato tanto il frutto dei suoi svariati progetti quanto piuttosto la risultante delle sue molte e inevitabili crisi. Non c’è alcun dubbio che la crisi aperta dal voto francese e olandese che boccia il Trattato costituzionale europeo sia una delle più gravi, nei quasi cinquant’anni di vita dell’Unione Europea, ma dove ci porterà?

Uno dei tratti più curiosi della campagna referendaria per il “NON” in Francia e di quella che va preparandosi in Gran Bretagna anche qui in favore del “NO” è dato dalla definizione che i sostenitori dei due NO hanno dato alla costituzione. Se i francesi l’hanno bocciata perché considerata troppo liberale e poco sociale, gli inglesi la boccerebbero denunciandone il carattere troppo poco anglosassone, ovvero poco propensa al libero mercato e a sostenere la crescita di sistemi economici liberisti. Chi avrà ragione? Paradossalmente entrambi visto che il limite del progetto Costituzionale è quello di aver voluto tirare la coperta corta del progetto europeo cercando di comprendere entrambe le visioni, ma senza in realtà soddisfare né l’una, né l’altra parte. Siamo al bivio. È ragionevole pensare che, dopo il voto di Francia e Olanda questo progetto di Costituzione non vedrà mai la luce, e se quel tentativo di sintesi delle diverse visioni dell’Europa ha fallito, e si trattava del miglior compromesso possibile, la soluzione non può essere quella di negoziare una nuova Costituzione che abbracci le due filosofie.

Toccherà  decidere se adeguarsi al modello liberista americano ormai dominante, o elevare l’Unione a Modello sociale, la cosiddetta “Scandinavia del mondo”, prendendo atto che l’Europa è ormai cresciuta troppo per concedersi il lusso di non decidere che cosa farà da grande. Una sola cosa è certa: il no della Francia cambierà il volto dell’Europa. Ma non può cancellarne la realtà, la totale interdipendenza economica dei Paesi che ne fanno parte, l’esistenza di una moneta unica (in barba ai leghisti), la crescente identità culturale, le politiche comuni, la penosa inadeguatezza dei piccoli stati-nazione a fronteggiare da soli la competizione economica e politica mondiale e globalizzata. In bocca al lupo Europa!

 

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