ELEZIONI 2004: “Niente di fatto!”
… o per meglio dirla alla Camilleri: “nuttata persa e figghia fimmena.” Si, perché la nottata è stata veramente brutta, non saprei dire se solo per colpa del caldo; fatto sta che continuavo a rigirarmi fra le lenzuola, con il cuscino ormai intriso del sudore della mia fronte… e spesso mi svegliavo ripensando agli orribili teatrini post-exit poll che ancora una volta la televisione ci ha regalato.
Ancora una volta gli Augias e i La Russa, i Di Pietro ed i Bondi (avrete capito che stavo guardando Vespa…) si contendevano il nulla, perché questo è l’unico, vero dato di macro-politica che bisogna valutare: in Europa, con queste elezioni, non è successo proprio un bel niente!
Non ho bisogno dei dati definitivi del Viminale per asserire che l’assetto del Parlamento Europeo è immutato: popolari e socialisti mantengono le loro posizioni, destra e sinistra guadagnano da una parte e perdono da un’altra, idem per i verdi; verrebbe quindi da pensare: ma allora perché i nostri politici si agitano tanto? Semplice: perché la loro pretestuosità li spinge a confrontare dati inconfrontabili, perché la loro pochezza programmatica li obbliga a bisticciare per far vedere che sono vivi, mentre il loro modo di fare politica non ha futuro… speriamo!
Ripeto, il “nulla di fatto” è il macro dato a livello europeo, se poi invece volessimo necessariamente entrare nel merito delle realtà nazionali, di certo l’analisi diventerebbe assai più complessa e per non perdermi in fiumi e rigagnoli del vecchio continente cercherò di ricorrere alla sintesi ed a una “buttiglionesca” enumerazione dei dati che credo salienti:
1. in tutti i paesi più potenti i leader di governo sono stati chirurgicamente ridimensionati dall’elettorato, come una liposuzione, ultimo rimedio ad un presenzialismo parossistico, frutto dei fatti iracheni, che in Spagna aveva già “segato” Aznar e che, stando ai sondaggi, fra poco non risparmierà nemmeno Bush.
2. Germania a parte, c ’è una forte ascesa dei movimenti cosiddetti pacifisti che, dalla sinistra all’ala cattolica, rappresentano forse l’unica vera novità in senso stretto.
3. che, vista l’ottima affluenza alle urne nel nostro paese, l’Italia è ancora europeista mentre chi non lo è mai stato continua a non esserlo.
4. che la Bonino e i Radicali pagano sonoramente il peso delle loro posizioni liberiste, libertarie ed antivaticaniste.
5. che forse votare col sistema proporzionale è più bello.
E proprio su quest’ultimo punto voglio soffermarmi ancora un istante, esprimendo una mia personalissima considerazione: ammetto, essendone stato un fervido sostenitore, che in Italia il sistema maggioritario crea dei mostri, ideologici e sociali. Crea una politica sempre più basata su un dualismo fatuo, su una logica binaria fatta di bene e male, di luci ed ombre, di rossi e neri, di yin e yang, quando invece avremmo tutti il diritto di scoprire quant’è bello essere diversi e poterselo dire chiaramente. Il maggioritario andrà sicuramente bene in nord-europa, ma in Italia sarebbe bello poter vedere ancora socialisti, comunisti, popolari e liberali non doversi necessariamente sdoppiare e dire le stesse cose da diversi schieramenti. La politica ha ancora bisogno di ideologie e coerenza altrimenti…





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