|
Già aspirazioni, qualche timido progetto su chi un figlio potrebbe diventare. E poi la nascita e il bambino immaginario incontra il bambino reale, il processo di idealizzazione finisce e magari si devono già fare i conti con un temperamento un tantino diverso da quello sperato. Fin qui tutto normale. Ma è nell’infanzia che il bambino rischia di diventare il contenitore dei sogni irrealizzati dei genitori, magari una seconda possibilità per essere ciò che non si è riusciti a diventare. Spesso sovraccaricato di impegni, dalla musica allo sport, alla scuola, che si incastrano in pomeriggi sempre troppo corti per fare tutto e bene.
A volte gabbie dorate in cui si sta un po’ stretti, ma che alla fine fanno contenti mamma e papà. Tante attività da fare che al bambino piacciono non troppo, ma non dispiacciono abbastanza per dire di no. Strade già preparate per chi magari ora non può ancora capire che all’asfalto sicuro preferisce un bel sentiero di campagna inesplorato dove la mamma può dirti solo di stare attento, ma non anticiparti cosa ci sarà dietro l’angolo perché lei l’ha già visto a suo tempo.
Un tempo che non si duplica nelle estati dei figli perché questi non sono prolungamenti di noi stessi, né una seconda possibilità per chi ormai ha perso il suo treno, ma una prima ed unica chance per sé stessi per essere unicamente nuovi. E soprattutto bambini che tra i tanti impegni forse preferirebbero giocare.
|
| Professione bambino |
| Scritto da mariateresa mirante | |
| Sabato 29 Maggio 2010 11:57 | |
|
In principio fu il bambino immaginario ad alimentare i sogni di mamma e papà. Fantasie di mamma su quello che sarebbe stato l’aspetto e il futuro del suo bambino, sogni speranze, paure ed ansie, rappresentate da un profilo che richiamasse magari quello del papà.
|
|
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2010 16:15 |







Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita