C’era una volta l’Italia del boom economico, della Vespa e delle prime Fiat Cinquecento; c’era una volta l’Italia degli operai e degli impiegati statali, c’era una volta l’Italia dei comunisti e dei democristiani, dei fascisti e dei liberali (in rigoroso ordine alfabetico); c’era una volta il dottor Guido Tersilli, medico della mutua (vedasi il film capolavoro con Alberto Sordi), c’era una volta la grande macchina a vapore della sanità pubblica; c’era una volta la nobile clinica universitaria, c’erano i baroni ed il Prof. Azzarini, c’erano gli Aiuti e gli Assistenti, i Medici Volontari ed i Medici Interni, gli Specializzandi, i Tirocinanti, c’era una gerarchia da feudalesimo e c’era un’umanità cortese e cavalleresca; c’erano i posti letto da tenere sempre occupati e c’erano anche i pazienti, intesi come coloro che pativano di qualche malattia. C’era una volta, ora non c’è più. Ora c’è l’Italia del bipolarismo e delle maggioranze, della sanità dei bilanci e dei decreti, dei Direttori sanitari economisti e delle Aziende ospedaliere, del Dirigente Medico di Primo e di Secondo Livello: ora c’è l’Italia dei pazienti, intesi come quelli che hanno la pazienza di aspettare, di sperare che non gli chiudano l’Ospedale di dietro l’angolo.
Quando si parla di cose davvero serie bisogna essere semplici e lineari, bisogna pensare con la mente dei bambini che ancora credono alle favole perché sanno che se pur dopo mille ingiustizie e peripezie il lieto fine sarà loro assicurato. Vogliamo credere, a stento, che possa essere così. Eppure questa filosofia vagamente manzoniana alle volte appare insufficiente, perché finanche i bambini urlano e scalpitano quando vien loro sottratto qualcosa di importante, finanche i bambini non si rassegnano dinanzi all’ingiustizia ingiustificata, finanche i bambini distinguono nettamente i buoni dai cattivi!
Chissà chi sono i cattivi che chiudono i reparti e smantellano gli ospedali, chissà chi sono quelli che, in silenzio, entrano nelle nostre case per rubarci l’ultima delle certezze: il luogo di cura a portata di mano. Chissà chi sono quelli che parlano di centri di eccellenza, di cronicari, di poliambulatori. Non mi interessa chi sono i cattivi, non mi interessa la responsabilità politica, mi interessa la quotidianità e la storia: mi interessano le ambulanze che “volano” sulla strada bagnata per ridurre i tempi delle emergenze, mi interessano i medici con poche penne nel taschino e gli occhi aperti nelle notti di guardia, mi interessano i cittadini di questa Puglia delle Libertà in cui non ci si sente liberi, ormai, neppure di sentirsi male.
L’Ospedale, sufficiente buono od eccellente che sia, è un frammento della serenità di ciascuno; l’Ospedale, economo e laborioso o spendaccione che sia, è parte di noi, è il casermone grigio con le luci al neon che nessuno vuol visitare ma di cui ci basta la sagoma, ci rassicura la presenza purchè dentro ci sia qualcuno, purchè dentro ci sia vita nel senso più ampio del termine.
Ma arriverà la mezzanotte, le illusioni svaniranno e bisognerà fare i conti con la realtà… e poi, dimenticavo, ci sono sempre i buoni, o almeno quelli che si definiscono tali: proveranno a calzare la scarpetta e se non ci riusciranno capiremo che sono stati tra i cattivi anche loro. Semplice e lineare con colpo di scena finale, come nelle favole.










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