"UNITALIA"
Sabato 29 Maggio 2010
Una grande torta a forma di stivale, con Sicilia e Sardegna già prenotate, come super porzione, dai più golosi. Forchette, piattini e... Leggi tutto...
Comunicare senza parlare, parlare senza comunicare
Martedì 29 Marzo 2011
La prima cosa che l’uomo ha imparato a fare non appena si è accorto di non essere solo è comunicare. Prima con semplici gesti, poi con suoni... Leggi tutto...
L'inerte cortesia
Sabato 30 Gennaio 2010
Ore 8:00: con gli occhi ancora gonfi di sonno e lo zaino sulle spalle scendo le scale in fretta, pronta per una nuova giornata universitaria. Il... Leggi tutto...
The Obamacare
Martedì 27 Aprile 2010
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E' arrivato il 3D
Mercoledì 29 Settembre 2010
Alzi la mano chi non ha pensato immediatamente a qualche nuova uscita cinematografica fruibile in 3D. Un paio di occhialoni neri modello Arisa e... Leggi tutto...
Jean Guitton, perchè credo
Domenica 23 Ottobre 2005
“Uso la parola credere nel senso in cui la usa il popolo: avere la fede religiosa, la fede cristiana. La domanda su ciò che crede nell’intimo... Leggi tutto...
Il peso del corpo
Lunedì 27 Ottobre 2008
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Satira e chiesa
Domenica 24 Dicembre 2006
Dopo l'ondata di polemiche suscitata dalle imitazioni di personaggi appartenenti alle alte gerarchie della Chiesa fatte da Maurizio Crozza (La7),... Leggi tutto...
Cecità familiari
Domenica 28 Novembre 2010
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Pranzo di ferragosto...e forse anche la cena
Lunedì 27 Ottobre 2008
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Sabato 27 Febbraio 2010
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Caro Leonardo
Martedì 27 Gennaio 2009
ti scrivo sempre con immensa gioia: il tuo volto è sempre legato, nel mio cuore, al ricordo dei bellissimi anni passati in parrocchia, dialogando,... Leggi tutto...
Non uccidere
Giovedì 02 Marzo 2006
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Sottovuoto - aprile 2011
Lunedì 02 Maggio 2011
domenica 27 marzo 2011 God save the Princes Considerati scandali e rivelazioni del recente passato, fino al 29 aprile, nozze di William e Kate, i... Leggi tutto...
Immigrazione: che fare?
Domenica 23 Settembre 2007
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Home In corsivo Il privilegio del folle
Il privilegio del folle
Scritto da mariateresa mirante   
Domenica 29 Novembre 2009 16:39
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“Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata”

[Da La Terra Santa, 1984]

La sera del primo Novembre L’Italia davanti al tg delle venti apprende la notizia: in una clinica oncologica di Milano, Alda Merini e i suoi 78 anni vissuti tra luce ed ombra, verità e follia, arte e dolore, si spengono. È morta la poetessa dell’altra verità, come è stata spesso definita dalla critica letteraria. Una voce decisamente fuori dal coro, vate della follia, conoscitrice inconsapevolmente lucida degli angoli più bui della mente umana.

Ha cantato il suo dolore e il dolore di ognuno, di chi perde la propria dignità di uomo, dell’emarginato, del diverso, di chi cerca un porto alla propria sofferenza senza mai trovarlo. Una vita, la sua, caratterizzata da due matrimoni, dalla nascita di quattro figli, dall’amore per la famiglia, dal talento precoce per la poesia, dal profondo legame con Milano e i suoi Navigli. Ma soprattutto una vita che potremmo definire bianca e nera, dove l’ombra non ha mai lasciato spazio a una vera luce.

Lo spettro della follia vi si affaccia continuamente e la Merini lo vede, senza scacciarlo anzi lo accoglie, trasformandolo nel complice dei suoi successi letterari. Una sensibilità poetica la sua, imprescindibilmente legata al suo stato di malattia. Uno stato di aberrazione che diventa spunto per guardare il mondo con occhi diversi, più sensibili, o forse più distaccati, disillusi e sinceri, spesso ironici, senza mai una vena di vittimismo. "Ognuno è amico della sua patologia", diceva.

Impossibile nell'opera della Merini distinguere la realtà dall’ immaginazione, rintracciare la vita vissuta in quella sognata. Eppure siamo qui a rileggere le sue liriche, a sentircene parte, a capire che il dolore è la culla del bello, ogni sofferenza non è mai sterile, ma può diventare canale privilegiato per toccare la vita, accarezzare l’altro, trovare se stessi. Una parabola umana, quella della Merini, che lascia spazio a diverse riflessioni, non per ultima quella sulla condizione del paziente psichiatrico.

Se è vero che in Italia la legge Basaglia ha chiuso le porte dei manicomi come luoghi di mero contenimento fisico, teatro di terapie farmacologiche invasive spesso aberranti, di cui la Merini stessa portava ancora i segni, non possiamo non accorgerci dell’assenza di strutture e progetti a sostegno di questa popolazione così fragile, spesso abbandonata a sé stessa assieme ai loro cari, in una gabbia di pregiudizi che più che ridare dignità e centralità alla persona, mira a ridurre il disagio di chi vede e non vorrebbe vedere, a zittire il problema per non disturbare la quiete del mondo sano. Quel mondo che nessuno meglio di un pazzo può mettere davvero in discussione rivelandone contraddizioni ed assurdità.

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Gennaio 2010 17:33
 

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