Una pagina bianca da riempire, un articolo da comporre in due colonne, un servizio da mandare in onda al telegiornale della sera non sono solo un esercizio di stile o un etereo contenitore stuccato dai preziosismi della nostra bella lingua italiana. Non è così. Non può più essere così. La nostra quotidianità è ormai fatta di scelte, di elaborazioni mentali che ci portano a vivere l’attimo, l’infinitesimo di secondo con una sempre maggiore consapevolezza, con una sempre crescente coscienza.
Chi scrive deve tener conto di questo, chi nella società della comunicazione si fa carico dell’informazione non è più autorizzato a vendere forme seducenti e rassicuranti bensì deve contrabbandare contenuti. Gia, contrabbandare, perché mentre il Sistema inquadra nei suoi consolidati ruoli i tanti luoghi comuni che ancora fanno riposare in pace l’Umanità intera quei pochi che ancora hanno il vizio di pensare spacciano sottobanco quelle insicurezze e quei dubbi che paradossalmente hanno nutrito e fatto crescere le onnipotenti convinzioni dell’Umanità stessa. Ma il dubbio fa paura. Il dubbio metodico non è un indice di pessimismo che può scalfire il sorriso gaudente della nostra era: il dubbio metodico è la capacità critica, l’analisi attenta, la ricerca guidata; il dubbio metodico non è l’attentato alle ricchezze di pochi, ma la speranza di condivisione di tanti; il dubbio è la certezza di chi non sa, di chi non ha, il dubbio è la prova di ogni verità. Così, mentre cerca di dilatare il Tempo data l’impossibilità di allungarlo, ciascuno di noi è impegnato a realizzare la sua esistenza in una fitta trama di relazioni comunicative, ciascuno di noi è singolo proprietario ed amministratore unico di un bene inestimabile che è la propria
visione della vita: c’è chi custodisce gelosamente il suo raro pezzo di artigianato e chi lo smercia, chi convince, chi crea il consenso. Ed eccoci giunti al temibile rischio che tutti stiamo fronteggiando: comunicare, informare, creare consenso: sinonimi o termini distinti? concetti sovrapponibili o antitetici? Qualcuno ha detto che la Verità ci renderà liberi, ma cosa siamo abituati a credere per Verità e Libertà? Ed ora mi sia consentita la svolta eretica, voglio attaccare uno dei principi cardine del cosiddetto
“giornalismo” in
Nome
della sacrosanta popolarità dell’informazione:
la notizia va manipolata! Si, lo credo davvero, perché sino a quando il punto di vista di una casta di giornalisti-scrittori terrà in pugno la capacità di giudizio anche solo di un lettore, magari il più disattento, allora l’informazione sarà falsa e tendenziosa, ma
se ciascuno di noi saprà manipolare ogni notizia nel silenzio della sua riflessione allora l’informazione tornerà ad essere preziosa, illuminante, vera! Ognuno di noi è giornalista, scrittore, filosofo, pedagogo perché ognuno di noi informa, comunica, pensa, insegna, ognuno di noi sa fare tutto questo semplicemente mentre vive e non serve un pezzo di carta che lo attesti ma un altro che lo testimoni! Tra qualche giorno si celebrerà la memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti: se ciascuno di noi (nessuno si senta escluso) saprà essere scrigno di contenuti, se ciascuno di noi r
innegherà il dogma della menzogna allora il buon San Francesco di Sales avrà il suo bel da fare…