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Home In corsivo I bambini imparano ciò che vivono...
I bambini imparano ciò che vivono...
Scritto da giusy tatulli   
Mercoledì 01 Aprile 2009 15:10
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Se il bambino vive nella critica, impara a condannare.

Se vive nell’ostilità, impara ad aggredire.

Se vive nell’ironia, impara la timidezza.

Se vive nella vergogna, impara a sentirsi colpevole.

Se vive nella tolleranza, impara ad essere paziente.

Se vive nell’incoraggiamento, impara la fiducia.

Se vive nella lealtà, impara la giustizia.

Se vive nella disponibilità, impara ad aver fede.

Se vive nell’approvazione, impara ad accettarsi.

Se vive nell’accettazione e nell’amicizia, impara a trovare l’amore nel mondo.

Doretj Law Nolte

 

Ho ritrovato, rovistando nella mia borsa, questa poesia su un opuscolo. L’ho letta e ho pensato di proporvela perché vale la pena di soffermarsi almeno per un attimo a leggerla…e poi a rifletterci su. Due parole mi sono venute in mente leggendola: attuale e universale.

Attuale perché oggi di educazione se ne parla parecchio. E questi versi parlano da soli, sembrano quasi dare la soluzione ai diversi problemi di cui la società è infettata: l’intolleranza, l’ingiustizia, l’ostilità, la predominanza, il non accettarsi…, atteggiamenti che purtroppo non appartengono più al solo mondo adulto, ma anche a quello dei bambini e dei ragazzi; e più passa il tempo, e più sembra che la situazione peggiori, portando ad effetti sconfortanti.

Universale perchè l’educazione è nelle mani di tutti, non solo dei genitori, degli insegnanti o dei catechisti. Educhiamo continuamente attraverso il nostro modo di fare, il nostro linguaggio, il nostro rapportarci agli altri. E i bambini sono attenti osservatori e grandi imitatori di noi adulti. I bambini imparano ciò che vivono e, aggiungo, da coloro con cui vivono.

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Ottobre 2009 14:37
 

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Commenti  

 
# cazaza 2009-04-17 23:26
Splendida poesia, Giusy..dovrebbero leggerla ogni giorno soprattutto gli adulti, i nuovi papà e le nuove mamme, chi ha responsabilità sociali.
Perchè i bambini ricostruiranno il mondo...
Carmela
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# valentina 2009-10-17 14:41
rileggendo questa poesia mi è venuto in mente un video visto di recente in rete...un ritratto di queste righe.
lo potete vedere a quest'indirizzo:
www.youtube.com/.../
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# Michele 2009-11-05 14:20
Complimenti Giusy,
La prima educazione incomincia in famiglia; la prima scuola è la famiglia.
Eppure ci sono molti genitori che non sanno che il loro Bambino non incomincia ad imparare quando va a scuola, ma quando nasce.
Quindi non danno importanza alle esperienze che il Bambino fa nei primi anni, esperienze che invece sono fondamentali per il suo sviluppo intellettivo, sociale e anche morale.
Sarebbe lungo analizzare ciò che il Bambino fa praticamente da solo in questi primissimi anni. Pensate che scopre e si conquista il linguaggio associando cose ed azioni e anche norme sintattiche che gli permettono di possedere ben presto, prima della scuola, un sufficiente linguaggio oggettivo col quale farsi capire fuori dalla sua famiglia.
Noi scopriamo questa sua capacità quando fa degli errori o inventa parole.
Quando per esempio dice: ho scoprito che....noi ridiamo e gli diciamo che è sbagliato.
Ma lui cosa ha fatto?
Ha ricavato dal contesto linguistico che finire fa finito, cucire fa cucito, partire fa partito ecc. .
E’ chiaro dunque che scoprire fa scoprito.
Ha applicato una norma senza sapere che è incappato in un verbo irregolare.
Questa è la spia di un suo lavoro mentale di attenzione e applicazione delle norme linguistiche, della sua intelligenza e capacità creativa.
Tutto questo senza frequentare corsi di linguistica o di grammatica.
Fa tutto da solo, giocando, ascoltando, inserendosi nel contesto in cui vive.
Inoltre scopre a poco a poco con gli strumenti sensoriali il mondo in cui è stato chiamato a vivere. Tocca tutto, rompe, smonta, fa esperienze coi materiali, scopre la forza di gravità e altra leggi del mondo fisico, incamera come un computer, memorizza, elabora un enorme quantità di dati, risintetizza e rimette tutto in discussione con le successive esperienze.
Tutto questo fa felicemente, giocando.
Così preso dal suo gioco-lavoro, a volte si mette anche in pericolo.
Nello stesso tempo scopre un’altra dimensione del mondo, quella affettiva che per lui è la più importante perché dà senso alla sua presenza nella famiglia e nell’ambiente.
Nei primi mesi di vita se chiama per un bisogno (naturalmente chiama con il pianto, perché non ha ancora l’uso della parola) e ha una risposta pronta, egli capisce che intorno a lui ci sono persone che lo ascoltano, lo amano, lo aiutano; insomma scopre gli altri, persone di cui non capisce ancora il significato delle parole che dicono, ma il senso affettivo si.
Nel brefotrofio questo non avviene, magari sono più puliti, ma tutto avviene a ore stabilite.
Il Bambino chiama, ma non c’è la risposta pronta di chi gli è vicino, lo ama, lo aiuta.
Allora si produce un ritardo nel linguaggio, perché se a chiamare nessuno risponde, è inutile chiamare.
Quando andrà alla scuola dell’infanzia e poi a quella primaria, egli porterà con se quella cultura che lui si è fatto nell’esperienza precedente, e l’idea che lui si è fatta del mondo, più o meno ottimista, dipenderà dalla qualità dei rapporti affettivi vissuti nella famiglia e nell’ambiente; il mondo è quello che l’esperienza gli ha mostrato.

Tratto dal mio Blog PATTINARE SUL WEB

Ciao
Michele
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