È partita anche quest’anno puntuale come sempre la corsa ai regali per il Natale 2005 per la felicità delle grandi multinazionali occidentali pronte a donarci l’effimera gioia di un regalo e a donarsi un ingente aumento del proprio fatturato. L’economia globale ha ricominciato a tirare, il Pil delle grandi economie cresce a ritmi sostenuti (solo in Italia ci accontentiamo dello 0,2%) e il complesso meccanismo dell’economia globalizzata sembra ben oliato e perfettamente funzionante.
Ci avevano promesso che il nuovo ordine economico globale avrebbe portato opportunità e vantaggi di grande rilievo e che l’abbattimento dei costi di produzione e l’incremento generale della produttività avrebbe ridotto la povertà e migliorato la qualità del lavoro e delle condizioni di vita personali e sociali. Ma se oggi le 200 persone più ricche del mondo dispongono di risorse superiori a quelle dei due miliardi di persone più povere (e la disuguaglianza di reddito fra i due estremi della piramide sociale è tuttora in forte accelerazione) ci sarà certamente qualcosa che non va.
Tutto ciò accade anzitutto perché le grandi potenze industriali e le aggregazioni regionali che fanno loro capo nonostante la loro professione di fede nei principi dell’economia di mercato, praticano complesse strategie nelle quali si realizza un’apertura massima dei mercati nei settori dove la concorrenza globale va a vantaggio dei più forti (tipico è il caso del mercato finanziario e delle manifatture high tech), mentre altrove, in particolare nel settore agricolo, regna il new protectionism che discrimina i paesi più deboli, fra l’altro afflitti da un indebitamento estero crescente. Allo scopo di intervenire contro le sperequazioni messe in moto dal libero scambio internazionale, è nato il cosiddetto Fair Trade (commercio equo e solidale) consistente nell’acquisto di prodotti del “Sud” del mondo da parte di imprese commerciali, organismi e cooperative di vendita costituitesi nel “Nord” del mondo. Più in particolare i beni offerti dai paesi in via di sviluppo, per lo più agricoli o dell’artigianato, vengono acquistati direttamente da piccoli produttori locali (piccole cooperative, associazioni di contadini, ecc.) che ricevono un compenso definito equo in quanto assai più elevato di quello che riceverebbero affidandosi ai tradizionali canali di vendita, caratterizzati da parecchi passaggi legati all’intervento di intermediari e speculatori. Nel caso del commercio equo e solidale, infatti vi è un unico intermediario disposto ad accontentarsi di un profitto non esagerato con conseguenti vantaggi, non soltanto per i Paesi di origine dei prodotti, ma anche per i consumatori finora concentrati in Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Canada, che possono a loro volta comprare ad un prezzo conveniente un prodotto di ottima qualità. In Italia il commercio Equo è per il momento gestito da quattro organizzazioni in parte collegate fra loro tra cui la CTM (Cooperazione Terzo Mondo) di Bolzano sviluppa i maggiori flussi commerciali con i Paesi africani, asiatici e latino-americani.
Acquistando prodotti del Mercato equo e solidale contribuiamo a migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l’accesso al mercato. Obiettivo del Fair Trade è informare favorire e stimolare nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante; proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica e ancora stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale. Questi obiettivi rimarranno vani senza una politica economica che assicuri un’autentica concorrenza fra le imprese, migliori i contenuti dello sviluppo promovendo soprattutto quello locale. Tutto questo richiede una governance globale fondata sulla trasparenza, sulla discussione pubblica e sulla partecipazione democratica di tutti i soggetti interessati.
Buon Natale
equo e solidale.













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