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Home Cosmopolis Onorevoli in jeans
Onorevoli in jeans
Scritto da gian paolo de pinto   
Domenica 19 Marzo 2006 00:00
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A pochi giorni dalle elezioni politiche, in piena campagna elettorale, Cosmopolis non si ferma. Anche se non siamo tenuti a rispettare le regole della Par Condicio, il nostro ruolo sarà come sempre propositivo. Soprattutto se si tratta di un tema, quello delle Politiche Giovanili, che si presta facilmente a manipolazioni e strumentalizzazioni a scopo propagandistico e proprio per questi fini viene affrontato con sufficienza e dosi eccessive di populismo. Sia chiaro che oggi in Italia noi giovani abbiamo bisogno di una Politica giovanile organica.

 

 

È necessario comprendere l’inadeguatezza di provvedimenti e riforme che vanno a modificare in maniera particolare e non organica la vita dei giovani dai 18 ai 35 anni. 

Lavoro e ricerca, studio, accesso al credito, impresa, rappresentanza nelle sedi istituzionali. Deve muoversi attorno a queste parole chiave una proposta di legge che dia voce alle esigenze che vengono dall’universo dei giovani. Sul fronte dell’occupazione, tema largamente affrontato nello scorso numero,  è fondamentale garantire certezze per quanti si affacciano al mondo del lavoro e anche per chi da anni ormai si trova intrappolato in una giungla contrattuale che blocca ogni scelta per il futuro.

Investire sui giovani vuol dire fidarsi di loro, credere nelle loro idee. Per questo una politica organica deve riguardare l’imprenditoria giovanile: semplificare le procedure, ridurre i costi, l’imposizione fiscale per dare nuova linfa, attraverso finanziamenti e prestiti agevolati, la spinta, l’iniziativa imprenditoriale che oggi è soffocata. Proprio l’accesso al credito deve essere uno dei punti principali di una buona politica giovanile. Con gli attuali contratti lavorativi è impossibile accedere ad un mutuo che permetta di realizzare quel che ormai è diventato un sogno. Una casa per metter su famiglia. Già, la famiglia. Bastano i bonus bebè sufficienti a comprare pannolini per un anno o è necessario che lo Stato sia presente durante tutto il percorso formativo dei giovani con politiche che facciano del diritto allo studio l’obiettivo primario? Favorire l’obbligo scolastico vuol dire concedere facilitazioni per l’acquisto di libri di testo e per i trasporti, creare fondi con cui concedere prestiti da spendere nell’acquisto di strumenti informatici, in corsi di specializzazione, master post laurea. Di primaria importanza sono i progetti, come  il Socrates e l’Erasmus che favoriscono la mobilità e gli scambi culturali con i giovani europei. Tutto questo senza dimenticare la necessità di reti a livello locale tra scuole, università e imprese per rafforzare l’istruzione tecnica e ripensare l’offerta di stage in azienda fin qui scambiati per un’occasione d’oro offerta agli imprenditori per sfruttare la creatività, l’entusiasmo e molte volte la speranza di un posto di lavoro dei giovani.

Si rivela strategica a questo punto la creazione di un Ministero per le Politiche giovanili che sia il centro propulsore di una politica che mira a rendere protagonisti i giovani anche all’interno delle sedi istituzionali. Sono ancora pochi gli under 30 che siedono nei Consigli Comunali, e minima è la presenza di onorevoli in jeans tra i banchi di Camera e Senato.

Partiamo quindi dalla rappresentanza nelle istituzioni per investire nei giovani. Perché investire sui giovani vuol dire investire sul futuro del nostro Paese.
Buon voto!

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Ottobre 2008 21:51
 

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