La partita della vita
Domenica 18 Dicembre 2005
Ormai, quando sfoglio un giornale non faccio altro che andare alla ricerca di messaggi, piccoli gesti, parole, azioni che rompono con la logica... Leggi tutto...
Sulle orme di don Tonino Bello
Giovedì 20 Maggio 2010
PAX CHRISTI lancia una esperienza di formazione all'impegno politico secondo lo stile del movimento, con un forte coinvolgimento dei giovani ... Leggi tutto...
Via le mani dagli occhi
Sabato 27 Febbraio 2010
Si dice che con un occhio guardi il mondo e con l'altro guardi dentro te stesso perché, in fondo, l’ anima di una persona è nascosta nel suo... Leggi tutto...
Professione bambino
Sabato 29 Maggio 2010
In principio fu il bambino immaginario ad alimentare i sogni di mamma e papà. Fantasie di mamma su quello che sarebbe stato l’aspetto e il futuro... Leggi tutto...
Un'attesa senza fine
Sabato 19 Dicembre 2009
“E di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine”. Ogni volta che recito il Credo, mi soffermo su... Leggi tutto...
Se bastasse una canzone
Sabato 25 Dicembre 2010
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Venerdì 29 Maggio 2009
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Basilicata on my mind
Sabato 29 Maggio 2010
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Alfredo
Domenica 22 Giugno 2008
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Bianca come il latte, rossa come il sangue
Domenica 27 Febbraio 2011
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Domenica 30 Novembre 2008
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Buon Ascolto
Sabato 25 Dicembre 2010
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Ero forestiero e mi avete accolto
Martedì 06 Ottobre 2009
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Cara Antonella
Lunedì 27 Ottobre 2008
...è da tanto che non ci si sente, ma ogni volta è per me una gioia grande ascoltare le tue esperienze, mettermi quasi a contemplare i tuoi sogni,... Leggi tutto...
La mia magia... Il Natale
Giovedì 25 Dicembre 2003
Ah… finalmente Natale!Sono tornato a visitare il mondo, a rompere ancora una volta i limiti spazio temporale, a creare la nuova dimensione della... Leggi tutto...
Home Cosmopolis I devoti di San Precario
I devoti di San Precario
Scritto da giuseppe daconto   
Domenica 19 Febbraio 2006 00:00
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Se ne parla sempre più: per alcuni è un fenomeno che diventa sempre più un dramma sociale quasi tutto italiano, per altri è il minimo che si possa avere, mentre per molti è una condizione di vita. Di cosa si parla? di flessibilità? di nuovi lavori? di precarietà? Nell’indicare la luna c’è chi si ferma a guardare il dito però, se si provasse a guardar in lontananza, non sarebbe la parola a preoccupare ma la sostanza: per la stragrande maggioranza delle persone affacciatesi negli ultimi dieci anni nel mondo del lavoro e per quelli che lo fanno oggi, l’assunzione attraverso contratti di lavoro non stabili e non standard sembra essere una condizione piuttosto che un passaggio.

Ossia terminati gli studi, universitari e non, per i ragazzi e le ragazze fino ai trentenni il proprio lavoro difficilmente presenta le caratteristiche della stabilità: un contratto duraturo nel tempo con gli stessi diritti, la stessa retribuzione e le stesse garanzie di chi ti lavora accanto ma fortunatamente da “tempo prima”.

Il processo di flessibilizzazione del rapporto di lavoro nasce da lontano, nel momento in cui le imprese hanno iniziato a chiedere ai vari legislatori norme che da un lato incentivassero l’assunzione di soggetti deboli, dall’altro andassero incontro alle richieste di minor costo del lavoro, per competere meglio così nei mercati nazionali e internazionali.

Così sono nati i contratti di formazione lavoro, oggi applicabili solo nella PPAA, sostituiti oggi dai contratti di reinserimento, i contratti di apprendistato, tipologia oggi disciplinata dettagliatamente, i contratti a tempo determinato, quelli a tempo parziale (part-time), i lavoratori interinali oggi somministrati (come le penicilline!!) a tempo indeterminato o a tempo determinato (staff leasing), gli associati in partecipazione, il lavoro ripartito (job sharing), i lavoratori a chiamata (job on call), i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) oggi sostituiti, per il settore privato dai lavoratori a progetto, ecc.

Mentre ci si divide tra chi, da una parte, parla di shopping contrattuale e mercificazione e chi, dall’altra, parla di norme che finalmente permettono l’occupazione e l’accesso al mercato del lavoro da parte dei soggetti svantaggiati (giovani e donne in primis), è innegabile che a lungo andare questo trattamento di sfavore, perché un contratto flessibile è sicuramente sfavorevole o dal punto di vista della retribuzione(si parla in media tra i 300 agli 800-1000 euro al mese), o dal punto di vista delle garanzia (alta licenziabilità o comunque scadenza del rapporto predeterminata), o dal punto di vista dei diritti (i contributi da versare sono minori, il che significa che sono minori le prospettive previdenziali future, per non parlare di diritti di maternità, congedi parentali, malattia, straordinari o delle ferie..), oppure da tutti i punti di vista, risulta essere poco sostenibile nella società. E’ vero che i giovani mettono sempre più difficilmente e raramente su famiglia e casa?E’ vero che si consuma sempre più difficilmente?E’ vero che ci si indebita di più per consumare? E’ vero che la percezione che il lavoro sia precario spaventa i giovani e scoraggia la ricerca del lavoro e la chiusura in tempi utili degli studi, tanto con la pensione di mamma e papà posso “tirare avanti”? E’ vero che negli ultimi anni il lavoro nero è aumentato, soprattutto nel nostro Sud? E’ vero che i giovani difficilmente sono soddisfatti dal loro lavoro nei primi anni? (ma quanti sono primi?quanto dura “la gavetta della flessibilità”? due anni? cinque? È permanente?) Bene, perché non possono partire da qui le politiche per la famiglia?

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Ottobre 2008 21:52
 

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