Suona il citofono… una volta ci si chiedeva: ma chi sarà mai a quest’ora? (versione polite della reale espressione interrogativa). Ora no: lo sappiamo già… sono volantini! Tre-quattro-cinque volte al giorno… la risposta è sempre quella: “Volantiniiii, mi aprite il portone?” E tu che rimbrotti, spesso mentalmente: “Uffa ‘sti volantini!” (sempre versione polite dell’originale). Ma cosa c’è dietro questo fenomeno che assume sempre più rilevanza in termini di promozione pubblicitaria e marketing da strapazzo?
“Door to door: distribuzione di volantini di ogni formato, depliant, cataloghi, campioni e buoni sconto nelle caselle postali in tutta Italia, sia nei grossi centri che nei piccoli comuni. Analisi della zona di intervento, definizione della tempistica di distribuzione e dei quantitativi necessari alla copertura ottimale. Accurati report finali sulla distribuzione effettuata. Possibilità di predisporre piani di distribuzione trimestrali ed annuali.”
Questa è la presentazione dei servizi offerti da una delle centinaia di società di distribuzione pubblicitaria presenti sul mercato nazionale. Società, spesso individuali e spessissimo fantasma, a cui fanno ricorso tutti, ma proprio tutti per promuovere la loro mercanzia: grandi centri commerciali, supermercati, hard discount, parrucchieri, centri estetici, mobilifici, per non parlare di finanziarie sempre pronte ad erogare prestiti immediati (specialisti del parabrezza dell’auto), negozi e negozietti, convinti ormai che un volantino val bene una fortuna…
E sì! ormai è diventata quasi una persecuzione… i postini non sanno più neanche dove mettere la corrispondenza vera, quella che aspetti (buona o cattiva che sia), perché la cassetta è sempre piena zeppa di pieghevoli patinati che nel 90% dei casi finiscono nei bidoni della raccolta della carta, nel 7% vengono messi sotto le buste dell’immondizia per non sporcare la pattumiera, nel 2% vengono letti distrattamente (magari in bagno)… ma si sa, il marketing - strenuo fruitore della legge di Bernoulli (quella dei grandi numeri per chi non conosce la statistica) – punta proprio su quel restante 1% che il benedetto volantino se lo porta anche al supermercato per essere certo di scovare l’offerta che gli riassesterà le malandate finanze domestiche.
Ci sarebbe da discutere, e molto, sulla legalità di tutto ciò (perché su internet lo spamming è illegale e il volantinaggio no?). Si tratta sempre e comunque di pubblicità non richiesta (unsolicited advertising) che spesso, oltre a violare la privacy di chi la riceve, vive al 99% di lavoro sommerso. Eserciti di giovani (a volte anche minorenni) e meno giovani, tutti rigorosamente muniti di back-pack tipo Seven o Invicta, carico di materiale da distribuire semplicemente ovunque. Reclute in aumento, visto che molto frequentemente la paga non è nemmeno male (soprattutto esentasse!) e mi chiedo: non sarà mica il caso di regolamentare tutto ciò?
Certo, al ragazzo diciottenne (che vedrei comunque meglio a scuola) il bigliettone da cinquanta euro fa molto più che comodo… ma non sarà il caso di dare un giro di vite a questa farsa collettiva (lo dico anche ai nostri amministratori locali) che, da un lato crea sempre più precariato e dall’altra rimane assurda esaltazione di un consumismo becero che noi non possiamo fare altro che condannare? Immaginate cosa sta succedendo in questi giorni che ci avviciniamo alle feste!?! Per quanto mi riguarda, spero si tratti almeno di carta riciclata… P.S.: i dati statistici qui riportati sono totalmente frutto della mia fantasia, il resto… no. Buon Natale!











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