Strumenti di pace, sempre e ovunque
Lunedì 27 Aprile 2009
«Siate sempre e dappertutto strumenti di pace, rigettando con decisione l’egoismo e l’ingiustizia, l’indifferenza e l’odio, per costruire e... Leggi tutto...
Sarebbe Natale
Sabato 25 Dicembre 2010
Se tornassimo ad amare? Se l’amicizia si donasse senza chiederla ad un computer? Se i padri amassero i figli? Se Caino amasse Abele? Se il creato... Leggi tutto...
L'incastro perfetto
Domenica 25 Ottobre 2009
I pezzi del TETRIS sono sette e per la loro somiglianza con delle lettere dell’alfabeto possiamo dire che sono: I, T, O, L, J, S e Z. Ma sono... Leggi tutto...
Dove sei?
Mercoledì 29 Settembre 2010
Le vacanze sono terminate. Ricominciamo! Un nuovo anno di impegni ci aspetta e come sempre rimettiamo in gioco la nostra vita, riequilibriamo le... Leggi tutto...
And we can?
Lunedì 24 Novembre 2008
“Che non s’accorga di essere lontano dalla città dov’è nato; fategli vedere che è un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta... Leggi tutto...
Una leggenda anche per te
Mercoledì 01 Aprile 2009
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Alter (et) ego
Lunedì 27 Aprile 2009
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Sabato 27 Febbraio 2010
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Jean Guitton, perchè credo
Domenica 23 Ottobre 2005
“Uso la parola credere nel senso in cui la usa il popolo: avere la fede religiosa, la fede cristiana. La domanda su ciò che crede nell’intimo... Leggi tutto...
Una pace osata
Sabato 04 Ottobre 2008
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Mercoledì 25 Febbraio 2004
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Muri fatti di paura
Domenica 29 Novembre 2009
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Domenica 21 Dicembre 2003
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Domenica 25 Dicembre 2005
Suona il citofono… una volta ci si chiedeva: ma chi sarà mai a quest’ora? (versione polite della reale espressione interrogativa). Ora no: lo... Leggi tutto...
E-l@VORATORI un.ITevi!
Venerdì 12 Marzo 2004
Era digitale, millennio III, secolo XXI, anno IV: le nuove sfide si giocano tutte sul tavolo dell’Information Technology. Un tavolo da gioco,... Leggi tutto...
Home Controluce Secessionisti per sbaglio?!
Secessionisti per sbaglio?!
Scritto da vincenzo bini   
Domenica 23 Marzo 2008 00:00
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Ricordo non senza fastidio, durante le interminabili partite a Risiko con i miei amici, le “secessioni” improvvise che ti imponevano paesi sconosciuti tipo il Siam e l’Ossezia le quali, oltre che a vanificare spesso strategie di ore, ti costringevano ad un laborioso scandaglio del planisfero solo per coglierne l’ubicazione geografica.

Già, l’Ossezia… Pare che a distanza di anni questa mania non gli sia passata affatto! Nel Risiko in cui molti quotidiani si sono improvvisamente cimentati in seguito all’autodeterminazione della Repubblica del Kosovo, questo Nome ritorna d’attualità.

Lo ritrovo imperterrito in quel nugolo di paesi e paesotti che, in un modo o nell’altro, continuano a rivendicare la propria autonomia, ad urlare le proprie voglie secessioniste, alla continua ricerca di quel blasone che la storia gli ha sottratto.

E mi rendo conto di quanto in effetti sia diffuso questo fenomeno: Sud-Tirolo, Corsica, Catalogna, Paesi Baschi, Fiandre, Alsazia, Abkhazia, Ossezia meridionale appunto, poi ancora Scozia, Galles, Transilvania, senza dimenticare il Kurdistan e le tante altre nazioni fantasma di questa tribolatissima Terra. Soprusi, spartizioni, ragioni economiche, guerre vinte e guerre perse, invasioni, cessioni, scontri etnici, persecuzioni… insomma c’è veramente di tutto nella storia di ciascuno di questi paesi che, dopo tanto tempo, spesso secoli e secoli, hanno ancora voglia di raccontarsi, di riemergere da un passato che li aveva dimenticati.

Oggi i movimenti indipendentisti vivono una nuova primavera per merito di questo clamoroso “assist”  concesso all’autorità di Pristina. Da una parte l’orgoglio “shqiptare” (albanese) dei kossovari, dall’altra un orso ferito, la Serbia, che si ritrova come alleato ormai solo quel Vladimir Putin che da un lato rivendica la sua paternità su Belgrado, dall’altra lotta contro un pericoloso precedente che potrebbe far riesplodere sacche assopite di ribellione di cui tutta l’enclave russa è piena (su tutti la Cecenia).

Il proliferare di questi fenomeni separatisti sembrerebbe davvero paradossale in un tempo in cui in Europa si batte una moneta unica. Viene infatti da chiedersi solo perché: perché una Sicilia (apprendo in questi giorni la formazione di una nuova lista autonomista, la seconda dopo quella di Lombardo) dovrebbe uscire dai confini italiani piuttosto che sforzarsi di entrare in Comunità Europea? Perché catalani e “padani” si sentono talmente superiori ad andalusi e calabresi? Perché il Quebec dovrebbe separarsi dall’Ontario? Perché la Scozia dovrebbe ripudiare la regina Elisabetta? Perché il Tirolo dovrebbe annettere Bolzano mentre l’Italia dovrebbe lasciare ancora la Dalmazia alla Croazia? Perché Cipro deve continuare a chiamarsi ancora per una metà Kipros e per l’altra Kibris?

E’ anche vero però che in nord-Irlanda l’IRA sono anni che ha smesso di sparare… che in Spagna l’ETA ha dovuto ingoiare il sorso amaro di vedere “Harri Batasuna” ridicolizzato da Zapatero…

L’irredentismo è morto! …e la risposta al 99% degli interrogativi che prima ho evidenziato, si traduce ahimé con una sola parola compresa ad ogni latitudine: money! Eh già, tutto per soldi… tutto per accaparrarsi i finanziamenti che altrimenti andrebbero spartiti con altri confratelli… Meglio correre da soli che mal’accompagnati!

Altro che orgoglio etnico, altro che affermazione della propria identità e tradizione. Diciamocelo oggi l’autonomia è un business al quale è difficile rinunciare…

Ultimo aggiornamento Domenica 12 Ottobre 2008 17:11
 

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