Fine anno, tempo di bilanci, e l’allarme rosso, anche se non nel senso del codice militare, non è affatto rientrato. Ancora incupiti dai recenti lutti di Nassrya, cerchiamo sempre di capire chi in realtà sia il nemico da combattere. Al Qaeda? Bin Laden? Saddam Hussein? E chi può dirlo... Facing the unfaceble dicono infatti in America, il nemico è invisibile e per questo così difficile da fronteggiare.
Il nemico è terrorista e il terrorismo, ovunque, non ha un volto o meglio, ne ha tanti. Sembra che il mondo sia diventato un’immensa stanza degli specchi, in cui ti senti circondato da un nemico sfuggente, dal volto informe, che ti irride… un nemico che si nasconde, vicino, ma non lo vedi in tutte le sue fattezze.
In Afganistan abbiamo combattuto Al Qaeda ed il Mullah Omar, in Iraq Saddam ed i suoi feddayn ma sembra di essere sempre punto e accapo. Non la trincea, ma il maggior numero di vittime continua a mieterlo la strategia del terrore, il nemico invisibile. Da Bali a Khartoum, da Algeri a Beirut, da Bagdad a Kabul, da Istanbul a Tel Aviv: onnipresente fa proseliti fra quanti credono di non avere alternative per raggiungere la salvezza dell’anima. Giovani e meno giovani, uomini e donne, pronti ad imbottirsi di tritolo e spargere per il mondo bandiere a mezz’asta ed urla laceranti di gente che ancora non sa perché piange un marito, una madre un fratello, un amico che non c’è più.
Arresti a tappeto in tutto l’occidente e non: la paura di nuovi attentati spinge i servizi segreti di mezzo pianeta a disfarsi frettolosamente di chiunque si sospetti, sia pur minimamente, abbia una qualche connessione con la rete del terrore islamico. Osama annuncia un nuovo, spettacolare attentato negli Stati Uniti e schiera le sue milizie sulla base di nuove inquietanti strategie che prevedono attacchi dal mare, da terra e dal cielo.
Intanto New York torna ad avere paura, Londra guarda nervosamente nei suoi sobborghi, Atene teme per le Olimpiadi, Lisbona per gli europei di calcio… la mappa dei prossimi potenziali obiettivi è molto vasta e neppure l’Italia pare essere al sicuro. Chi lo è?
Noi, per nostra peculiare inclinazione, siamo chiamati a vivere queste festività nella veglia e nella preghiera… Buon Natale!







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