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Home Controluce Palestina: quale domani?
Palestina: quale domani?
Scritto da vincenzo bini   
Giovedì 02 Febbraio 2006 00:00
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La Palestina di nuovo alle urne… la prima volta dopo l’abbandono di Israele della striscia di Gaza… vince Hamas! Illogico, verrebbe da dire… dopo il successo storico di Abu Mazen coinciso con il rientro a Gaza e l’inizio delle trattative per ottenere qualche concessione anche in Cisgiordania!?! Risultati insperati, aldilà delle più rosee previsione post-road map, eppure i palestinesi gridano Hamas e non Al-Fatah. Si tratta di un successo schiacciante da parte del Movimento di resistenza islamico che, quasi sicuramente, non sarà nemmeno in grado di governare da solo (per manifesta incapacità istituzionale e diplomatica).

 

 

 

 

Un successo che immediatamente getta nel panico la politica occidentale. Da Bush a Blair, da Berlusconi a Prodi, tutti si chiedono preoccupati quali potranno essere le conseguenze dell’ascesa al potere dei terroristi capeggiati dall’esule Meshaal, quelli delle cinture al tritolo, delle mitragliatrici e delle bandiere verdi che invocano la Jihad contro il nemico di sempre, Israele, ed i suoi amici.

Nel pormi lo stesso interrogativo mi è venuto in mente un singolare parallelo: ricordo (con un pizzico di nostalgia) che durante un viaggio in Irlanda (era il maggio del 1997), mentre passeggiavamo per il centro di Dublino e più precisamente attraversando il ponte sul fiume Liffey che collega O’Connel Street con Grafton Street, un ragazzo distribuiva volantini che invitavano i Dubliners a votare, alle elezioni per il parlamento che si sarebbero tenute da lì a poco, per lo Sinn Fein, ovvero il movimento politico dell’IRA (Irish Republican Army). Si, proprio loro, i terroristi irlandesi, quelle delle bombe di Belfast, l’incubo dell’Ulster e, per molti anni, anche di Londra. L’esercito repubblicano di Sunday Bloody Sunday degli U2 e del mito di Bobby Sands. Non vi nascondo la mia sorpresa nel vedere che in quel volantino, che riassumeva il breve quanto inquietante programma politico dello Sinn Fein, al primo punto troneggiava la “riannessione dell‘Ulster alla Repubblica di Irlanda”… Accidenti, pensai, se questi vanno al governo succede il finimondo! Ebbene, lo Sinn Fein stravinse quelle elezioni ed andarono al governo. Gerry Adams (l’alter ego di Sands) fu addirittura nominato premier, e ciò che accadde dopo ormai è storia: dopo una fase di inevitabile transizione perché il parlamento trovasse un suo assetto dopo il terremoto che lo aveva scosso, l’IRA abbandonò la lotta armata, Adams di rivelò politico e diplomatico di grande spessore, il governo britannico ammorbidì la propria presenza a Belfast e dintorni e l’Irlanda in breve tempo è diventata uno dei paesi più in salute della Comunità Europea.

Ebbene, sia pure con gli ovvi distinguo frutto più che altro delle enormi diversità culturali ed ambientali, questo è l’augurio che oggi rivolgo alla Palestina, Terra Santa: che, paradossalmente, come fu per l’Irlanda, la presa del potere da parte dei ‘terroristi’ trasformi questi ultimi in uomini di governo, ovvero gente responsabile ed aperta al dialogo; gente che oggi non può più permettersi di giocare al gatto e al topo nascondendosi dietro un passamontagna, ma che invece è chiamata dal suo stesso popolo, massacrato da una vita di intifada, a costruire lo stato palestinese e, diamocelo pure chiaramente, a meritarsi gli indispensabili aiuti di Stati Uniti e Unione Europea. Si, sarà pure un paradosso, ma l’occasione è di quelle buone! Hamas dice che mai dialogherà con Israele e viceversa, è vero, ma a me piace essere ottimista e sognare ad occhi aperti ricordando che anche lo Sinn Fein aborriva ogni strada diplomatica nei confronti degli invasori sudditi della regina e che invece adesso con loro intrattiene solide politiche di scambio economico e culturale. Speriamo non rimanga solo un sogno, ma una felice coincidenza… Insciallah!

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Ottobre 2008 21:40
 

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