Qualche giorno fa, ascoltando in macchina un programma alla radio, venni a conoscenza del piccolo movimento tellurico provocato dal Papa con il discorso pronunciato in occasione della sua ultima udienza generale in cui disse, senza mezzi termini, che “Dio è in silenzio quasi disgustato dall’umanità”. Il conduttore allora, non senza un pizzico di ironia, replicò dicendo: “E non potremmo anche noi essere arrabbiati con Lui, che permette che accadano cose così terribili?”.
Ammettiamolo: chi di noi non ha pensato almeno una volta la stessa cosa? Chi di noi non ha mai pensato che Lui, Dio, le guerre ed il male poteva evitarli e riportare in terra l’eden perduto?
Passano pochi giorni e, come se avesse voluto concederci un po’ di tempo per riflettere sulla questione, arriva il messaggio di Sua Santità per la 36^ Giornata Mondiale della Pace a rimettere un po’ di ordine fra le idee.
Trae spunto, il Pontefice, dall’enciclica di Giovanni XXIII Pacem in Terris datata 1963 di cui ripropone i suoi attualissimi contenuti. Quaranta anni fa la guerra fredda tra i due blocchi e la minaccia di un conflitto nucleare dette paradossalmente inizio ad una rinascita spirituale e ad una crescente consapevolezza dei diritti umani. Oggi ci accorgiamo di quanto è stato fatto ma, contestualmente, anche di quanto c’è ancora da fare.
Riprendere coscienza di quelli che Giovanni XXIII definì allora i quattro pilastri della pace: la verità, la giustizia, l’amore e la libertà; ovvero la fusione dei valori altruistici della fede con la ragione. Lavorare con slancio sulla forbice tra diritti dei paesi sviluppati e non. Portare ordine negli affari mondiali, quindi non affannarsi alla costruzione di un super-stato globale ma garantire il rispetto dei diritti fondamentali e la dignità di ogni uomo. Aprirsi con fiducia agli altri e non demordere davanti alle difficoltà che si incontrano nel tentativo di abbattere le barriere frapposte da chi antepone sempre l’interesse proprio o di una singola nazione al bene della collettività. Come realizzare tutto ciò scacciando, allo stesso tempo, dalle nostre menti il fantasma dell’utopia?
Una proposta potrebbe essere la ricerca prima della pace in noi stessi. Come si può prescindere dalla pace interiore se lo scopo è quello di provare sempre le vie del dialogo e non quelle della violenza?
L’augurio a tutti è quello di ritrovare in Dio un compagno e avere fiducia in lui perché ci aiuti a distruggere la nostra solitudine esistenziale e ad essere operatori di pace in verità, giustizia, amore e libertà.









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