Devo essere sincero: questa volta Benedetto XVI mi ha davvero sorpreso! Da ex “Papa-boy” e profondo estimatore di Giovanni Paolo II, la nomina di Ratzinger mi aveva lasciato un po’ perplesso (ma lo sarei stato in ogni caso)… poi le prime conferme, ovvero che il suo pontificato sarebbe stato, per così dire, “rigido”, “restauratore”… In ultimo il brivido che ha attraversato la schiena mia (e non solo, credo): la lectio magistralis di Ratisbona.
Tanti sono stati i pensieri che hanno affollato per giorni, rincorrendosi e sovrapponendosi, la mia mente: lo spirito di Assisi che si dissolveva, la comunità araba che insorgeva ma, soprattutto, il mio convincimento ecumenico che mugolava sofferente dietro la francescana obbedienza insegnatami.
Neanche i tentativi da parte delle autorità vaticane di spiegare, di giustificare la citazione di Manuele II Paleologo avevano sortito effetti positivi… sembravano anzi trasudare imbarazzo ed impaccio. Poi questo viaggio in Turchia che mette il Papa sotto un’altra luce, che mostra a tutto il mondo la sua enorme carica profetica: Ratzinger in visita alla Moschea blu si inginocchia con il Gran Muftì di Istanbul e sosta in silenzioso raccoglimento con il capo rivolto ad oriente. Solo più tardi rivelerà di aver pregato (cosa di per sé non ammessa in un tempio islamico) e di aver pregato il “Dio unico”. Più precisamente dirà, qualche giorno dopo, all’udienza del mercoledì in Vaticano, di essersi “…rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell’intera umanità”.
Questa non è una cosa da poco! Il teologo tedesco Hans Küng, che come Joseph Ratzinger partecipò ai lavori del Concilio Vaticano II come giovane esperto, non nasconde la sua soddisfazione: “Sono contento che abbia espresso il concetto che esiste un solo Dio e che quando gli uomini si raccolgono in preghiera, essi si rivolgono proprio a Lui, quali che siano le prospettive in cui sono collocati o i nomi con cui Lo chiamano…”. Di questo sono personalmente straconvinto e credo fermamente che questa sia l’unica direzione possibile in un’ottica di dialogo interreligioso, di vero ecumenismo. La strada maestra tracciata proprio da Karol Woytila, il perno su cui incentrare tutti gli sforzi necessari per combattere uniti (e quindi più efficacemente) i mali del nostro tempo: il fanatismo, il nichilismo ed il relativismo.
È un Papa diverso quello tornato dal Bosforo, un Papa più amato, anche dai fratelli musulmani, e più rispettato. Sicuramente più compreso (pochi gesti valgono più di tante parole), ma anche più condiviso. “In Turchia ho lasciato il cuore!” gli sentirò dire ancora… Ora, in attesa di altre istruzioni a noi naviganti, mi godo l’immagine di quest’uomo vestito di bianco che abbraccia Bartolomeo I, il Patriarca ortodosso ed il Gran Muftì e che adesso so essere sicuramente non solo il successore di Pietro, ma anche di Giovanni Paolo, cioè di colui il quale mi ha insegnato ad amare… tutti!











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