Qualche giorno fa, mentre navigavo distrattamente sul sito dell’Università di Bari alla ricerca di qualcosa che sapevo già di non trovare, mi sono imbattuto, nella sezione relativa alla Facoltà di Lingue e letterature straniere, in un corso di laurea specialistico il cui titolo mi ha colpito subito: “Scienze della Mediazione Interculturale”. Sarà stata una coincidenza (anche se ci credo poco), ma in quegli stessi giorni si teneva l’incontro internazionale di Assisi denominato appunto “Per un mondo di pace – Religioni e culture in dialogo”. A questo punto scatta la molla: mediazione interculturale… parente stretta di religioni e culture in dialogo; quindi l’equazione mi porta ineluttabilmente ad un percorso di pace! Itinerario meno contorto di quanto sembra, nonché cardine di qualsivoglia tentativo di legittimazione delle diversità etniche, culturali e religiose.
La Pace, invocata per la prima volta da Giovanni Paolo II vent’anni or sono in un contesto ecumenico…. La pace, raggiungibile solo attraverso la condivisione, il rispetto, la fratellanza, il dialogo appunto. Ed oggi scopro che, mentre ad Assisi il confronto si fa preghiera, all’università si studia affinché anche nella società civile la mediazione sia praticabile ed efficace. C’è molto di nuovo in tutto ciò: si fa strada la volontà di abbattere le barriere che, in una società multietnica come quella in cui ormai viviamo da anni, sono sempre state lo scudo dietro il quale serpeggiano razzismo, intolleranza e tutto quanto di brutto il mondo è capace di regalare a tutti noi. Ci crede la Chiesa cattolica e ci credono le Chiese di tutto il mondo, spesso ostaggio di moti integralisti capaci di generare solo distorsioni e odio. E ci crede la gente che sempre più spesso si ritrova a gridare la sua voglia di amore… e di pace!
Oggi tutto questo diventa scienza, perché la cooperazione, la solidarietà, il volontariato siano sempre meno casuali, ovvero frutto di iniziative isolate e temporanee, ma bussola per le organizzazioni nazionali ed internazionali che, speriamo, possano essere sempre più guidate ed ispirate non solo da politici (cui vanno comunque riconosciute indubbie capacità diplomatiche), ma anche da questa nuova generazione di “scienziati” dell’integrazione e dello sviluppo “globale”… insciallah!











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