Ormai si potrebbe definire una sottorubrica: “Kardinalpolitik” ritorna, ma gli attori sono cambiati: il cardinale Camillo Ruini ha lasciato la carica di presidente della CEI in favore di Monsignor Angelo Bagnasco e, che dire, la musica (ovviamente) non cambia… anzi, ogni volta che l’arcivescovo di Genova apre bocca si scatena un putiferio… Bagnasco come Ruini: sempre attenti agli avvenimenti socio-politici italiani e ad altrettanto pronti a dire la loro su temi che la Chiesa ritiene di primaria importanza.
Ho già difeso in passato il ruolo del Presidente della CEI ed il diritto di esprimere, in quanto tale, le proprie opinioni, ma certo l’aria sta diventando rovente ed appare sempre più netta la frattura fra mondo (politicamente) laico e Chiesa. Sono quasi due mesi che l’alto prelato è addirittura sotto scorta (e sotto i riflettori dei media) e tutto questo per alcune sue esternazioni in materia di unioni di fatto. Lo ammetto, forse non sarebbe sbagliato usare toni un po’ più “morbidi”, ma è assurdo che frasi del tipo “Perché dire no, oggi, a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti?" possano aver provocato nell’ordine: reazioni al limite dell’isterismo in molte componenti politiche dell’area laicista della maggioranza di governo (fra gli altri i ministri Pollastrini, Pecoraro Scanio e Ferrero); scritte sui muri tipo “Bagnasco attento ancora fischia il vento” e “Bagnasco a morte” adornate da falce e martello e in un caso da una stella a cinque punte, entrambe a Genova nei pressi del Centro Sociale “Zapata”; un plico contenente un bossolo di una Beretta calibro nove ed una foto dell’arcivescovo con una svastica disegnata a mano.
Roba da pazzi! Che “la salvezza passa per una via stretta” lo si sa, ma che la Chiesa potesse attirare su di sé tanta attenzione (per usare un eufemismo) è sorprendente. I movimenti antagonisti della “sinistra combattente” attaccano con fermezza la chiesa: questa di per sé non sarebbe una novità assoluta, ma quello che lascia sbigottiti è che a sollevare tanta polvere sia stata la conferma della posizione della Chiesa sui Dico. Leggo il commento ad un post apparso su un blog… lo riporto tal quale: “Le Brigate Rosse non le ferma nessuno!! Ci saranno sempre perché è la società ingiusta che fomenta l’odio verso le istituzioni!”… Fra queste istituzioni, evidentemente, rientra anche la CEI, o meglio il Vaticano, sistematicamente attaccate e strumentalizzate da chi semplicemente non condivide le sue posizioni, da chi considera strumentali invece le bacchettate della Chiesa che, lo ripeto, ha il diritto e non può esimersi di parlare ai propri fedeli e a tutti quelli che hanno voglia di starla a sentire…
Forse però, mi permetto… un consiglio Monsignor Bagnasco: abbassiamo i toni, tutti quanti… la Chiesa di Cristo sa parlare alla sua gente di amore e con amore. Sforziamoci di farlo; recepiamo con gioia il “comandamento nuovo” e facciamo si che ciò traspaia dal nostro modo di comunicare. L’impressione è che il Presidente di turno della CEI sappia solo dire di no… tutti sappiamo che non è così ma, ahimé, è ciò che i media fanno o vogliono far apparire…











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