Alta, con lunghi capelli neri ed occhi risplendenti, era sempre spumeggiante, pronta alla risata, nonché la più brillante della classe.” Già… anche a me piace ricordare la Bhutto così: bella! Come se la sua non invadente bellezza potesse diventare un’arma di dissuasione contro soprusi e ingiustizie, guerre e morte.
Serbo un lucido ricordo di questa elegante signora pakistana, chiamata giovanissima a raccogliere l’eredità di suo padre Zulfiqar Ali alla guida del Partito del Popolo, leader di un’opposizione politica ai regimi dittatoriali che funestavano il paese asiatico. Ali Bhutto nel 1979 venne impiccato quand’era premier dal generale golpista Zia ul-Haq; quasi trent’anni dopo sua figlia Benazir subirà la stessa sorte per mano (ne sono convinti in molti, me compreso) del sicario di un regime altrettanto gretto e dispotico quale quello dell’(ex) generale Pervez Musharraf.
Proprio lui: l’amico grazie al quale gli Stati Uniti hanno invano setacciato tutto il Waziristan a caccia del “demonio barbuto”; quello che ha dismesso, due anni dopo il golpe del 1999, i panni del militare in favore di raffinati gessati inglesi; al pari di Mubarak, Gheddafi e Fidel Castro, tutti convinti del fatto che a occidente un dittatore elegante sia per questo meno dittatore!
Dopo la sua ultima destituzione ed un lungo esilio fra Dubai e Londra, a Benazir Bhutto (invogliata, si vocifera, anche dal governo di Washington) lo scorso ottobre viene concesso di tornare in patria per partecipare alle elezioni presidenziali che si sarebbero dovute tenere proprio in questi giorni. Chissà perché, ma da quel giorno immaginavo che per “Pinkie” sarebbe finita così… Scampata ad un primo attentato kamikaze, i servizi segreti pakistani e gli stessi media tentano di concentrare l’attenzione sul terrorismo fondamentalista, ma lei urla dai suoi comizi la scarsa protezione riservatale dal governo.
Poi quel maledetto 27 dicembre… Immediatamente le autorità riversano la responsabilità dell’accaduto su Al Qaeda ed i talebani, producono a tempi di record un’intercettazione telefonica che confermerebbe questa teoria ed in meno di ventiquattrore il caso viene chiuso… Ma il leader taliban Mehsud smentisce ed in piazza infuria la protesta perché il popolo ha capito che si tratta sempre della solita vecchia storia.
La sua gente voleva Benazir… ma “Pinkie” è morta e con lei la speranza in un futuro stabile e democratico! Suo padre l’aveva mandata in occidente a lezione di democrazia e lei aveva capito bene di cosa si trattasse (d’altronde non parliamo propriamente di una cosa inedita per l’oriente…) ma, ovviamente a qualcuno la cosa non poteva andar bene. E a farne le spese sono sempre i più deboli, quelli che sperano che un giorno le cose possano cambiare, quelli che subiscono interminabili guerre intestine, quelli che muoiono di fame in paesi fertili e generosi, quelli che ancora, in qualsiasi parte del mondo, sperano ancora di veder volare gli aquiloni…










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