Era digitale, millennio III, secolo XXI, anno IV: le nuove sfide si giocano tutte sul tavolo dell’Information Technology. Un tavolo da gioco, verrebbe da dire, visti i risultati della New Economy ed il conseguente “flop” del Nuovo Mercato. Eppure è li che i grandi burattinai muovono i fili dell’economia globale. Globale, anzi globalissima se è vero che – dal Punjab alla California, passando per la Baviera e la Sicilia – se cerchi velocemente lavoro non resta che un call-center o, se va bene, una software-house.
D’altronde… quanto ci piacciono telefonini, mp3, chat, grandifratelli, palmari e PC? Il presente dunque è digitale… solo che non ci si accorge che lo “stato di diritto” è rimasto all’analogico. Si, perché oggi un impiego hi-tech sta ai diritti di un lavoratore come una SIM sta ad un telefono ETACS o, se preferite, come Windows XP sta ad un Pentium 2.
Milioni di persone che nel mondo contribuiscono contemporaneamente ed inconsapevolmente alla nascita della nuova release di PhotoShop, piuttosto che alla migrazione di dati su piattaforme ADSL o alla sottoscrizione dell’ennesimo contratto con l’onnipresente SKY di Murdoch. E scopri che uno lavora in nero, l’altro è Adecco, l’altro ancora è in regola ma svolge un lavoro in ambito IT con un contratto da metalmeccanico, senza parlare dei nuovi “contratti a progetto”. Situazione che definirei alquanto complessa anche se, a far “tacabanda”, sono sempre chissà perché, controllori di volo, tassisti e professori.
Il proletariato che migra verso il cybertariato… l’operaio che non veste più la tuta blu, ma lavora in borghese davanti ad un help desk o assembla PC in una bottega (e fra essi tante, tantissime donne), con un grosso grosso inghippo: l’enorme difficoltà degli “e-lavoratori” di creare organizzazioni di autotutela e di solidarietà, globali quanto l’attività che svolgono. Prima il “nemico” aveva un Nome
e un indirizzo (l’industria, il padrone, lo stato), mentre ora è multinazionale, tentacolare e mutante. Non lo si può guardare negli occhi, non si riesce a chiuderlo nell’angolo della contrattazione, anzi approfitta dell’eterogeneità dei suoi birilli per sottrarsi a qualsiasi forma di confronto.
Ma chi lavora, si sa, prima o poi si alza, si guarda intorno e comincia a prendere coscienza della propria situazione, dei propri diritti… e le “community” si sostituiscono alle “union” sindacali, cominciano a nascere i primi luoghi di resistenza… naturalmente on line! Qualche esempio: breadandrose.it, poplab.it, washtech.org, techsunite.org, corpwatch.org, witi.com.
L’IT e l’hi-tech si ergono a signori dell’economia, ma la loro economia basata su lavoratori atipici, flessibili, precari e autonomi non convince, anzi…
Lavoratori digitali di tutto il mondo unitevi, perché in un mondo reale non può esserci… lavoro virtuale!












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