Erano già diversi giorni che stavo idealmente preparando il mio articolo per questo numero di Luce e Vita Giovani e, come già anticipato agli amici della redazione, dopo averlo letto, avevo deciso di tirare qualche sonora manganellata recensionistica a Paolo Coelho ed al suo “Zahir”, ultimo (speriamo) e triste episodio del declino spiritualista dello scrittore brasiliano. Poi, come spesso accade sfogliando le pagine dei quotidiani… la folgorazione, forse una provocazione, comunque un tarlo che subito si concentra su quel pezzo di faggio in cui sono stipati i miei ricordi, la mia prima giovinezza.L’articolo scritto dalla nota “penna“ de la Repubblica Filippo Ceccarelli, si intitola “Da radicale a papista: la doppia vita di Francesco”. E, dando per scontato che raramente sulle pagine dei quotidiani ci si occupa del poverello di Assisi, subito intendo che si parla di Rutelli, il leader della Margherita, già da diversi giorni sulle prime pagine per il clamoroso quanto prevedibile strappo politico ed ideologico con la federazione ulivista.
Più vado avanti nella lettura, più mi accorgo che il tarlo continua a scavare una galleria nel mio passato ed a tracciare un curioso parallelo. Si, perché, sia io che Rutelli (nelle dovute proporzioni, ovviamente) siamo evidentemente stati vittima dello stesso excursus che ci ha visti prima impegnati nelle battaglie civili all’interno delle sezioni dell’allora partito radicale, sprofondati nell’assolutizzazione del concetto di laicità e liberismo, per poi “redimerci”, come Saulo, sulla strada per Damasco.
Ricordo con simpatia “chillo bello guaglione” che dagli studi di Tele Barletta, alla fine degli anni settanta, portava avanti con vigore la campagna elettorale che gli regalerà il suo primo mandato parlamentare e, dopo pochi mesi, la segreteria nazionale del partito di Marco Pannella e Toni Negri. Quello stesso giovanotto che si renderà interprete, in un decennio, di infinite battaglie libertarie ed anticlericali e che, dopo aver contribuito alla fondazione del movimento dei Verdi (storico rifugio per radicali pentiti) si schiera lentamente, fino ad assumerne le redini, con quell’aggregazione di anime centriste chiamata Dl (Margherita). Quello stesso giovanotto che, dopo aver convintamente sostenuto il referendum sull’aborto, ora, in piena crisi di coscienza, dichiara la sua astensione dal voto sulla fecondazione assistita, in linea con le esortazioni del Cardinale Ruini prima e di Papa Ratzinger dopo.
Ebbene, c’è da scandalizzarsi per questo? Io, avendo avuto nel mio piccolo esperienze e crisi (di coscienza) molto simili credo di poter dire apertamente: “No!”; non c’è proprio nulla di strano nel cambiare idea su certe questioni o, più semplicemente, nel cambiare. Non c’è niente di più bello nel riuscire ad ammettere i propri errori (se presunti tali) e, come dicevo prima, redimersi. Trovo molto gratificante, invece, la mia conversione adulta (avevo circa venticinque anni); trovo tutt’altro che incoerente il fastidio che suscita in me Capezzone (un altro bello guaglione che ha preso il posto di Rutelli alla corte di Pannella) quando inveisce contro quei principi in cui adesso credo fermamente. Personalmente rivendico con forza il mio ruolo di laico e cattolico in questa società e credo assolutamente nella possibilità che queste due anime possano, anzi debbano coesistere!
D’altronde chi non è stato o non è ribelle a vent’anni? Chi in giovinezza non tende ad uscire dagli schemi imposti? Sarabbe francamente strano il contrario. Ed io, come Francesco Rutelli (di cui, voglio precisare, non condivido molte scelte politiche), sento il dovere di ringraziare ancora Giovanni Paolo II “un Papa di opinione e non di potere” che, proprio grazie alla sue storiche aperture, tanti buoni guaglioni ha riconvertito.









Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita