Fratello, questo mondo va a rotoli! Tempo fa qualcuno scrisse che dopo l’11 settembre il mondo non sarebbe stato più lo stesso: come dargli torto? Siamo in guerra!? Ma contro chi? Contro che cosa? Dagli States dicono contro il terrorismo… e dalle pagine di un quotidiano, un noto giornalista di chiare origini arabe dice che “non è vero che tutti i musulmani sono terroristi, ma è purtroppo vero che tutti i terroristi sono musulmani” (almeno quelli di cui si parla in questi giorni, ndr). E allora quei fratelli musulmani non terroristi, non impegnati in questa folle jihad (contro chi?), io desidero abbracciarli tutti idealmente, forte, e stringere loro la mano, augurandogli pace (salam), proprio come fece Francesco d’Assisi con il Sultano quasi ottocento anni fa. Si, perché sono più di mille anni che cristiani e musulmani bisticciano (a volte annebbiati da mire di proselitismo tutt’altro che inattuali) ma, alla fine, inebriati sempre dall’unico Dio (in arabo Allah) il cui profumo si spande per le rive del mare nostrum, si scoprono sempre amici e fratelli, appunto. E, moderato fra i moderati, Feras Jabareen, imam di Colle Val d’Elsa, per sentirsi ancora più fuori da questa jihad che non risparmia donne e bambini indifesi, proclama lo sciopero della fame e sottoscrive il meraviglioso “Manifesto contro il terrorismo e per la vita” (leggetelo su http://interno.it).
Feras, perché lo sciopero della fame? Un’azione molto forte…
«Vero. Digiunare non in periodo di Ramadan è un fatto eccezionale per i musulmani. Ho proposto alla mia comunità di fare questa scelta perché di fronte alla strage di innocenti compiuta in Ossezia non potevamo manifestare più solo sdegno e solidarietà, le parole non bastavano di fronte a questo assoluto disprezzo per la vita, servivano gesti significativi. Quello che è accaduto in quella scuola è una vergogna che non potrà essere cancellata, compiuta da gente che infanga e macchia con il sangue i principi dell’Islam e dell’intera umanità. Nella nostra religione la scuola è un luogo ancor più sacro della moschea, dove si insegna la vita e davanti a tanta barbarie bisognava protestare anche corporalmente».
Molti centri islamici e scuole coraniche in Italia e altrove si dice siano veri e propri “covi” di fanatismo e centri di reclutamento per futuri terroristi: cosa ne pensi? E cosa fate nella vostra comunità per vivere più serenamente la vostra integrazione in questo “occidente” e sconfiggere eventuali forme di integralismo?
«Nessuno di noi viene qui per fare Islam. Noi veniamo qui per lavorare e per garantirci un futuro migliore. Attraversiamo il ponte della morte per percorrere la strada della vita. Molti di noi dopo pochi anni hanno già un casa in affitto, si sposano, hanno dei figli e vivono in totale armonia con la società. Mi rendo conto però che a volte la religione non riesce più a controllare i propri fedeli, o peggio, forse ci sono dei capi religiosi che hanno perso di vista i fondamenti della religione, mentre si scelgono strade politiche destinate a fallire. Nel nostro centro cerchiamo quotidianamente di lottare contro ogni forma di fondamentalismo e creare una resistenza della pace perché queste minoranze barbare non possono rappresentare l’Islam».
Pensi che, come da voi moderati in Italia, la condanna al terrorismo possa arrivare forte e compatta da tutta la Lega Araba?
«La politica araba deve maturare. Purtroppo nei paesi arabi ci sono ancora troppi problemi perché possa crescere coesa una condanna totale al terrorismo. In Palestina (Feras è di Nazareth, ndr) si usa dire che prima di un si alla condanna del terrorismo passano trenta fermate: il volto di un bimbo ucciso a Gaza, quello di una madre che grida il suo dolore, la fame, la dittatura e così via… tanti problemi fra i quali il terrorismo s’insinua. Il terrorismo, nuova forma di nazismo, vuole dividere i musulmani dai non musulmani e questo noi lo rigettiamo».
Il mese di settembre è stato ancora teatro di incontro (vedi il meeting di Sant’Egidio a Milano) fra i rappresentanti delle principali religioni monoteiste: quale ruolo può ancora avere l’ecumenismo in questo particolare momento storico?
«Dicevo appunto che il terrorismo mira a dividere, per esempio, musulmani da cristiani: in tutta risposta domenica (19 settembre, ndr) abbiamo già programmato un momento di preghiera congiunto qui in moschea con la comunità cattolica di Colle Val D’Elsa e già abbiamo partecipato ad un bellissimo incontro interreligioso all’Abbazia di Vallombrosa in cui, fra gli altri, era presente anche l’Ambasciatore dello Yemen. Il mondo è unito nella lotta al terrorismo ma, credimi, è prioritario un impegno comune per la soluzione della questione mediorientale, madre di tutti i problemi di cui discutiamo in questi ultimi tempi.».
Premessa la piena condivisione del progetto, come pensate di organizzare la “Consulta dei musulmani d’Italia” e quali strumenti darle perché possa concretamente diventare fonte di dialogo con la società?
«I musulmani, diversamente da ebrei e buddisti, per esempio, non sono nemmeno riconosciuti dallo Stato italiano. La Consulta può essere un primo passo ma è ancora da vedere come sarà strutturata. Qualsiasi progetto di unità con lo Stato è il benvenuto, perché possa continuare il nostro cammino di piena integrazione nella società italiana di cui ci sentiamo parte attiva.»
Grazie fratello Feras, almeno a Nome
di quanti leggono questo piccolo giornale e… restate sempre con noi, fratelli musulmani, perché in Italia siete e sarete sempre i benvenuti! Perché nel giorno in cui gli americani piangono la loro millesima vittima nel secondo conflitto iracheno, sentiamo sempre più il bisogno di “affermare la sacralità della vita come valore assoluto e universale”.







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