Una vita normale: una ragazza fedele da un po’ di anni; a un passo dalla laurea in giurisprudenza; gli amici di una vita; una famiglia unita. Insomma, una vita troppo monotona: la ragazza sempre la stessa; la stanza in cui si studia sempre la stessa; gli amici sempre gli stessi; la famiglia…beh, quella non si può cambiare. È la vita di Giorgio, protagonista del film ambientato a Bari “Il passato è una terra straniera”.
Non è difficile, per ciascuno di noi, ritrovare quegli occhi spenti e quel senso di insoddisfazione in un nostro amico, in un nostro conoscente, o addirittura in noi stessi: si è stanchi del grigiore delle proprie giornate, della propria città, del proprio sabato sera. Ma ecco che arriva la scossa, la boccata di aria fresca: è Francesco, il nuovo amico di Giorgio che sconvolge tutte le carte, le rimescola e vince grazie alle sue abilità di baro. Finalmente una nuova ragazza: una donna sposata con cui incontrarsi solo al mattino per evitare l’incontro con il marito e il figlio; finalmente un nuovo ‘lavoro redditizio’: il baro nel gioco del pocker; finalmente un nuovo posto, la Spagna, dove utilizzare il denaro vinto per comprare droga; finalmente sentire le vite degli altri nelle proprie mani, al punto da violentare una ragazza.
È così che Giorgio lava via la piattezza della propria esistenza, misurandosi con nuove esperienze che non gli si addicono, ma che accetta perché offuscato dalla novità, perché si sente protagonista del suo tempo, perché sente di essere libero. Libero dalla famiglia, libero dalla sua stanza, libero dalle regole. È tuttavia uno stile di vita che accetta finchè lo soddisfa, finchè non lo sente come una prigione.
È, infatti, egli stesso che rigetta il suo nuovo mondo, che lo rifiuta con le sue stesse forze non per tornare alla sua vita monotona, ma per perseguire i propri obiettivi, dare un senso alla propria vita, ricominciare. È la forza di volontà che lo spinge a scacciare Francesco, a mandarlo in prigione a causa di un’ulteriore violenza, a cui egli stesso, poco tempo prima, aveva partecipato. È la volontà di tornare a ragionare con la propria testa, di guardare avanti con il proprio cervello, e non più con quello di Francesco, che per un po’ lo aveva affascinato e coinvolto.







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