È la vigilia di ferragosto. La vita di quattro anziane signore si intreccia per caso a casa di Giovanni. Valeria è la padrona di casa che inizialmente mal digerisce la compagnia delle ospiti ma che poi sarà tra le artefici della loro unione.
Maria è una dolce nonnina che vive per la sua famiglia e sa fare benissimo la pasta al forno. Marina è una ricca signora che non accetta i luoghi comuni sulla terza età. Sogna di incontrare l’amore e non sta con le mani in mano. Grazia ha un figlio dottore che la ricopre di pillole e divieti alimentari che lei mal sopporta. Quattro donne diverse si scontrano e soprattutto si incontrano nella loro solitudine dando vita a una giornata bellissima che non dimenticheranno mai. Il film “Pranzo di Ferragosto” di Gianni Di Gregorio riesce a parlarci delle quattro donne in maniera delicata, ce le fa conoscere, ci fa fare il tifo ora per l’una e ora per l’altra, ci fa affezionare a ciascuna di loro e nel racconto delle ore, che nel film scorrono lente e serene, non mancano i sorrisi a volte amari.
Il fatto che le attrici protagoniste poi non siano delle vere attrici e che il film sia stato girato senza un vero e proprio copione, rende il tutto molto veritiero, se non reale, oltre che appassionante pur se nella semplicità dei suoi contenuti. Ma il film ci parla anche di Giovanni, un uomo che non cresce, che non vuole vedere le responsabilità che la vita impone, che ha il suo mondo nella sua casa, nella cura della madre e nella passione per i vini. Nel vederlo, penso anche ai nostri nonni o alle anziane zie che spesso consideriamo persone che hanno già fatto la loro vita e non possono darci molto altro, che spesso sono un problema per i loro acciacchi e le loro richieste di compagnia nei momenti meno appropriati, che non capiscono il nostro parlare e il nostro modo di fare, che ci rispondono con “ai miei tempi” ogni volta che cominciano a parlare. Tutto questo in soli 75 piacevolissimi minuti.
Quando i titoli di coda scorrono rapidi sullo schermo penso che il film sia finito troppo presto e spero che l’amicizia che si è creata tra le care particolarissime signore possa continuare anche dopo quel pranzo che ha colorato di gioia il loro ferragosto e, forse, le loro vite.








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