Chi fa da sé fa per tre. Quante volte abbiamo recitato questa frase con una punta di sottile amarezza, convincendoci che piuttosto che fidarci dell’altro, se si vuole una cosa fatta bene è meglio contare solo sulle proprie forze. Un po’ stanchi e stressati a volte però rimaniamo sorpresi dal fatto che, seppur nel nostro piccolo, sarebbe un mondo più equilibrato se ciascuno facesse il proprio.
Sant’Agostino affermava: Ciascuno esamini invece il proprio operare e allora solo in se stesso troverà motivo di vanto e non nell'altro. Ciascuno infatti porterà il proprio fardello. Se ciascuno facesse il proprio non vuole suonare da monito, ma piuttosto suggerire un nuovo approccio che riesca a declinare da protagonista il verbo delegare. Non è solo assunzione di responsabilità, bensì sancisce un rapporto di reciproca fiducia tra esseri umani. Spazza via termini come interferenza, abuso di potere, ingerenza.Anche gli amanti dello strafare converranno che con una ridistribuzione più equa dei compiti e delle responsabilità il cuscino diventerebbe più soffice la notte.
Il problema sta forse nella nostra coda di pavone di cui ci vantiamo come fosse una onorificenza; alcuni la ammirano entusiasti anche allo specchio, quando cercano di darsi un tono per avere più spazio nel proprio piccolo mondo. Già, il fulcro è proprio questo. Pretendiamo la legittimazione del nostro spazio: più cose facciamo, più spazio abbiamo tutto per noi.
Ma quanto pensate sia grande la Terra? Non è difficile immaginare che ci troveremo presto a sgomitare come calciatori nell’area piccola durante un corner, tutti alla ricerca di uno spazio che possa dar decoro al proprio ruolo. Quindi c’è chi allargherà il proprio spazio, e c’è chi il proprio spazio lo vedrà ridotto all’estremo perché gli verrà detto che non è capace di far nulla: non è capace di sfamarsi, di difendersi, di industrializzarsi… Non è difficile pensare a cosa mi riferisco. La novità dunque potrebbe suonare cosi: abbiamo bisogno di più spazio? Bene, uniamo il nostro spazio con quello di chi ci circonda. Operiamo nella umiltà e nella semplicità. Gustiamo l’emozione di veder allargati non i nostri spazi, ma i nostri orizzonti. Io ho cominciato a fare la mia parte. E voi?







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