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Home Abitare la notte Quelli del turno di notte
Quelli del turno di notte
Scritto da nicola magarelli, giuseppe piccininni, giovanni turturro   
Domenica 18 Gennaio 2004 00:00
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La notte, se per molti appare come il luogo del mistero dove soffiano sogni ed incubi, promesse e minacce, realtà ed irrealtà, per noi è anche il luogo i cui respirare profonde tracce di vita. Anche se piena di mistero, la notte è pur sempre un luogo di possibile avventura e di ricerca di quanto il giorno non offre. Spesso, il fatto che la notte sia già in parte conquistata lascia non evasi i sogni di avventura, se non all’interno dei sempre più angusti luoghi della trasgressione.

 

 

Anche il lavoro nella notte rivela uno spazio tra desiderio e realtà. Questa tensione spesso è determinata non solo dalle difficoltà di accesso al lavoro, vissuto come luogo fondamentale della realizzazione della propria indipendenza e della propria persona, quanto anche dalla difficoltà di sottomettere la propria idealizzazione del lavoro alle condizioni reali in cui si svolge. A volte ci si adatta, magari protestando, a condizioni di lavoro difficili e pesanti. Per questo eravamo sicuri che dopo aver fatto il nostro cammino formativo di ragazzi nell’Azione Cattolica e poi continuato da giovanissimi, negli anni della scuola superiore e anche dopo il diploma, niente e nessuno ci avrebbe mai distolto ed allontanati dalla vita della nostra comunità di appartenenza. Neanche l’idea di dover svolgere il servizio militare su e giù per l’Italia ci spaventava.

Seguivamo con interesse e dinamismo tutto ciò che a livello parrocchiale e diocesano ci veniva proposto. Erano momenti propizi per iniziare a costruire al meglio la nostra vita da cristiani autentici, impegnati operosamente. Noi, sempre i primi nel pensare a tavolino e nell’organizzare concretamente i vari momenti della vita comunitaria, eravamo i classici “giovani di chiesa” appartenenti all’AC. Ora, tuffati nel mondo del lavoro da ormai cinque anni, viviamo una nuova storia e la nostra storia di “cristiani convinti” ha subito un forte cambiamento. Ci sono crollati addosso tanti sogni e buoni propostiti fatti da giovanissimi sotto la guida spirituale di “vecchi amici” sacerdoti. Arriva così il lavoro in azienda con i suoi turni e cicli settimanali che ci ha fatto fare i conti con una nuova realtà! Si è costretti a rinunciare alle proprie abitudini per un “lavoro straordinario” a cui non puoi sottrarti. Essere in azienda, durante il turno della notte quando si è a conoscenza che i tuoi amici si incontrano-confrontano su temi accattivanti di attualità.

Non è facile. Ma poi la tristezza si muta in gioia quando in reparto incontri colleghi capaci di instaurare un dialogo fruttuoso nonostante le loro diverse idee. Questo rivela la difficoltà e la bellezza del fare i conti con le mentalità diverse dei colleghi di reparto, giovani del “tutto e subito” che pensano solo al divertimento ad ogni costo e prima di tutto. Ma questo non ci torna come qualcosa di negativo, perché il confronto arricchisce sempre la nostra povertà culturale. Con loro, nella notte noi restiamo “quelli della chiesa” e se magari possiamo essere considerati “vecchi” per gli insegnamenti attuali della chiesa che viviamo, noi non ci scoraggiamo, anzi, sempre più siamo stimolati a vivere la notte quale luogo in cui offrire silenziosamente la notizia liberante e gioiosa di una Vita vissuta: “Gesù è il Cristo”.

E la notte diventa così una possibilità di vita, anzi possiamo gridarlo con convinzione a chi la pensa diversamente da noi che il lavoro del “turno di notte” nobilita la notte insonne dell’uomo perché Dio attraverso le nostre mani e le nostre menti continua la sua opera preziosa di creazione e ri-creazione dell’uomo. E il turno della notte diviene così un momento di raccoglimento interiore e di riflessione per il futuro. Si può anche pregare nel caos del reparto e, quando i macchinari funzionanti ti possono distrarre ti senti artefice di un nuovo universo che continuamente cerca di risorgere dall’inutilità. Questa esperienza rafforza ulteriormente la nostra fede facendoci comprendere che anche in quei momenti diversi della giornata, e a distanza, ci si può sentire pietre vive di una comunità che capillarmente e silenziosamente riempie di novità e di gioia l’infelicità dell’esistere umano. Allora, inseguire noi giovani nel territorio della notte significa esplorare uno dei luoghi in cui si gioca la cultura sociale del futuro. Nella notte si spiega l’intreccio tra la staticità del senso della vita e la monotonia di un tempo sempre uguale che non produce più alcun senso. Esplorare la notte per noi giovani lavoratori significa percorrere i sentieri ancora in gran parte sconosciuti di un cambiamento umano profondo che stiamo attraversando.

Ultimo aggiornamento Domenica 12 Ottobre 2008 17:06
 

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