«Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11). Una notte insonne quella di Dio. Una notte dalla quale Dio. Una notte dalla quale Dio non ha più smesso di sognare e di sognare ad occhi aperti un futuro carico di novità e di speranza. Una notte in cui il tempo si è fermato: l’eterno si è fatto tempo. Dio ha ricominciato a sognare un nuovo inizio per gli uomini.
Non si è fermato sbigottito e attonito di fronte alla cattiveria umana, non si è spaventato perché la sua creatura lo ha tradito e non ha più realizzato il suo sogno d’Amore. Dio ha preso ancora tempo. Ha dimostrato ancora una volta di saper pazientare nell’amore di fronte al frenetico vortice di vita degli uomini. Ecco dunque il segreto di Dio: la pazienza dell’amore! Chi ama si offre all’altro dopo essersi riconosciuto nelle mani dell’altro, questo è il modo di amare più profondo. In questa notte di sogni e di speranze Dio ci chiede di allontanare i pensieri quotidiani per far posto a quelli celesti, al canto gioioso degli Angeli, annunciatori di una grande gioia: Dio si è fatto vicino a noi.
Una notte, il cui angelico canto ricorda che è giunto il tempo di fermarci a pensare che Dio viene per tutti e per ciascuno, non ha preferenze, ma soprattutto Dio realizza il suo recondito sogno: Dio viene per fare famiglia con noi. Natale: è la notte in cui Dio viene nei profondi travagli della storia. Noi possiamo accoglierlo in due modi: quello della ripetitività, di chi è abituato a vivere la ricorrenza del calendario come un obbligo da assolvere nei confronti dei parenti e degli amici, aggiungendo magari per l’occasione un pizzico di buoni sentimenti: in fondo...è Natale! Oppure lo accogliamo come si accoglie l’ospite atteso e gradito del quale si ha nostalgia. «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”» (Lc 2.13). In quella notte la creazione tacque in attesa del canto angelico e in attesa del canto d’amore espresso dalle suadenti note dei vagiti del Dio-Bambino. Che bello! Mentre il Dio-Bambino si muove nella ricerca dello sguardo materno già desidera ardentemente incontrare l’uomo, suo fratello.
E così nella tenerezza del Bambino, che gioisce nell’incrociare i nostri sguardi stupiti e commossi, avvertiamo finalmente che il sogno di Dio raggiunge il compimento: entra nel nostro vivere di tutti i giorni, nella ferialità dei nostri gesti e nelle situazioni contingenti. Ora tocca a noi ritrovare il cuore e gli occhi aperti dei pastori che «senza indugio» accolgono l’invito angelico e si recano solleciti alla grotta di Betlemme per incontrare-scontrarsi nell’atteggiamento materno di un Dio che in Maria, senza parole, ma con gesti concreti, avvolge in fasce la “nuova umanità” e la depone nella nuda mangiatoia affinché possa subito offrirsi e dividersi per la vita di tutti. Maria ancora una volta offre le braccia a Dio e, come ogni madre della terra, custodisce amorosamente e premurosamente il figlio con la delicata fermezza di chi ama pazientemente senza attendere nulla in cambio.
Riscoprire il Natale, ritornando alla notte di Dio, significa per noi oggi riscoprire la presenza di Dio che si incarna ancora nei solchi della nostra storia, nei nostri sorrisi, nelle nostre gioie, speranze e sofferenze. Ma non senza la consapevolezza di un Vangelo vissuto, di una Buona Notizia che si incarna nei volti delle persone che amiamo. In questo modo diventeremo annunciatori di un Natale nuovo e autentico come quello di Dio, quella notte…a Betlemme.








Myspace
Webnews
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Facebook
Wikio
Diggita